Prima di cominciare a scrivere mi è sorto un dubbio: ma Marcello Dell’Utri è tuttora senatore della Repubblica? Ho avuto un attimo di esitazione non risolta consultando il primo motore di ricerca disponibile. Per la gran parte dei siti è semplicemente Marcello Dell’Utri. D’altronde chi non lo conosce? Braccio destro di Silvio Berlusconi a soli 23 anni, collezionista di libri e anche di procedimenti giudiziari: concorso esterno in associazione mafiosa, trattativa Stato mafia, false fatture e frode fiscale, processo per tentata estorsione, calunnia pluriaggravata, P3…

La Corte di Cassazione ha disposto di recente l’annullamento della condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (e il rinvio alla Corte d’Appello di Palermo) perché dagli anni ‘80 in poi si evidenzia in Dell’Utri un atteggiamento “riottoso e recalcitrante” verso Cosa Nostra.
Ma prima degli anni ’80 (imbarazzanti le analogie con la biografia giudiziaria di Giulio Andreotti) molte delle accuse la Cassazione le ha ritenute provate e nelle 146 pagine di motivazioni ha sentenziato il ruolo di mediazione tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

Sono andato sul sito del Senato, alla voce “composizione”, ho cliccato su “Senatori” e, alla lettera “D” dell’elenco alfabetico ecco comparire Dell’Utri Marcello, Pdl.
Ebbene sì, Marcello Dell’Utri è tuttora uno dei 315 membri del Senato della Repubblica, uno dei due rami del Parlamento, corpo legislativo dello Stato, l’unico con il potere di approvare le leggi.

Secondo l’Articolo54 della Costituzione “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Disciplina ed onore. Onore… Non sarà che Marcello Dell’Utri ha scambiato il concetto di “onore” della Costituzione con quello di “uomo d’onore” di Cosa Nostra?
Come si concilia la fedeltà alle leggi della Repubblica con le trattative tra la mafia e un ex presidente del Consiglio?
Per questa ragione come Articolo21 abbiamo lanciato un appello che vi invitiamo a firmare per le dimissioni di Marcello Dell’Utri perché è inaccettabile e offensivo per la coscienza democratica di questo Paese che tra le fila del Parlamento sieda chi ha trattato con le organizzazioni criminali anziché contrastarle.

Con la mafia non si tratta, non ci si convive come ebbe a dire l’ex ministro (berlusconiano) Pietro Lunardi. Con la mafia non si media, non si flirta, non si scende a compromessi. La mafia la si combatte perché, come gridava Peppino Impastato “la mafia è una montagna di merda”.

Dimissioni.