“Siamo come Willy il Cojote, sull’orlo del precipizio. Chi voterebbe oggi Pdl o Pd? I partiti si stanno annullando da soli, sono finiti, noi non crediamo più a questo modo di fare politica”. Beppe Grillo torna alla carica e punta il dito contro tutto e tutti. Davanti a una piazza di persone riunite a Parma per il suo comizio a sostegno del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, il comico genovese non ha risparmiato nessuno, in un fiume di parole.

Primo bersaglio è il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: “Abbiamo contribuito a farlo eleggere – inveisce Grillo – e non ha fatto nulla di quello che ha promesso, come la raccolta differenziata o l’acqua pubblica. È una supercazzola, che fa inceneritori con la Marcegaglia e ha dato soldi pubblici a don Verzè”. Il mirino punta poi con sarcasmo su Berlusconi (“me ne ero quasi dimenticato, sembra già storia”) e sulla Lega Nord (“Rosi Mauro ci ha minacciato, ha detto che voleva venire con noi”), per passare poi a Bersani, Alfano e Casini, fino a Monti: “Ha fatto aumentare il debito mentre noi ci impoveriamo e dobbiamo pagarlo, anche se non siamo stati noi a crearlo”. Secondo Grillo, l’obiettivo del Governo è “saldare con il patrimonio privato i debiti fatti con le voragini. L’Imu sarà un bagno di sangue – aggiunge – La verità è che questo Paese è finito. Dobbiamo avere il coraggio di impegnarci in una politica e in un’imprenditoria diversa”. Il momento della “rivoluzione”, secondo Grillo, si sta avvicinando. E dopo, ci sarà il tempo di fare un processo pubblico, in cui “chiederemo la restituzione di quanto hanno rubato, con tasso di interesse, e saranno costretti a fare lavori socialmente utili, dopo che avremo bloccato i loro passaporti”.

Grillo passa poi in difesa, rispondendo alle accuse mosse da più parti: “Dicono che sono omofobo, populista, D’Alema ha detto che sono un misto tra il Gabibbo e il Bossi prima maniera – continua correndo da un parte all’altra del palco – Mi chiedono: chi me lo fa fare? Potevo starmene con i soldi che ho guadagnato a guardare sprofondare il mio Paese. Ma io non ci sto. Dicono che siamo il movimento della protesta, ma siamo quello della proposta, anche se tutti attaccano me, senza mai parlare del nostro programma”.

Ovazione dei presenti, mentre il leader del Movimento 5 Stelle spiega le novità che propongono per il Governo: partecipazione e trasparenza, candidati con fedine penali pulite, nessun rimborso elettorale, pubblicazione online delle leggi prima dell’approvazione, referendum abrogativi senza quorum: “Così l’inceneritore potete decidere voi, se farlo o no. Sono riusciti a spegnerlo a Reggio e lo vogliono fare a Parma, che è il faro dell’alimentazione per tutto il mondo”.

Con Grillo sul palco ci sono i consiglieri regionali Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, il candidato sindaco di Parma Federico Pizzarotti e tutta la sua lista. “E’ stata durissima fare una lista di incensurati in questa città – scherza il leader nazionale, e poi rivolgendosi ai suoi – Mi raccomando, non andate mai nei talk show: sono una trappola, la televisione è un linguaggio che è morto. Siamo noi la rivoluzione, con la Rete, i nostri 800mila contatti su Facebook e i 500mila su Twitter, anche se loro ancora non l’hanno capito e continuano a chiamarmi “buffone””.

Gli applausi scrosciano, mentre Grillo si rivolge ancora ai cittadini di Parma: “Siete un faro per l’Italia. Con tutti i trigliceridi che avete, quest’estate vi siete arrabbiati e non lo avete fatto mai nella storia, avete occupato il Comune per protestare contro i consiglieri che portavano a casa i fiori pagati con i vostri soldi”.

Piazza Piena anche a Piacenza, due ore prima, dove Grillo aveva dato del “vecchio segaiolo Berlusconi, che insieme a Fede si diverte con il burlesque” al “topo D’Alema che, da presidente del Consiglio, la prima cosa che fece fu di regalare le concessioni dell’etere al Cavaliere per l’1%”.

A Piacenza è arrivato il candidato sindaco Mirta Quagliaroli e la sua lista, non ha mancato di ribadire il suo impietoso giudizio sul governo: “Monti è spietato, come sono spietati i contabili della storia. “Rigor Montis” – così Grillo, riprendendo la definizione di Dagospia  ha ormai chiamato il premier – “fa uno più uno e vuole arrivare a due per mettere a posto i conti da presentare a Bruxelles, non gli interessa se nel frattempo per arrivarci smantella lo stato sociale italiano”. E mentre lo urla, all’ombra del Gotico, la folla applaude e lo incita come in un’arena.

Ed è proprio l’affluenza della gente che impressiona, ancora più a Piacenza dove, nel pomeriggio, era in programma un comizio elettorale del Pdl locale che, complice, forse, anche l’assenza dell’annunciato ex ministro Ignazio La Russa è andato semideserto.

Neppure i sondaggi sono una rassicurazione per Grillo, il quale ha spiegato la tecnica che i partiti, a suo dire, utilizzerebbero per stilarli: “Chiedono a cento persone se voterebbero centrodestra o centrosinistra. Il 99% li manda a quel paese, il restante 1% dice di non sapere”.  Non ha risparmiato, Grillo, neppure la presidenza della Repubblica “che costa quattro volte Buckingham Palace”.

di Silvia Bia e Gianmarco Aimi