Per anni i cittadini hanno segnalato torce di emergenza accese nella notte e odori nauseanti che permeavano l’aria attorno al petrolchimico di Ferrara. Per anni si sono sentiti rispondere che i controlli escludevano qualsiasi malfunzionamento o problema di altra natura. Quelle segnalazioni però non rimasero lettera morta per la procura estense, che iniziò ad acquisire materiale in merito agli impianti di combustione dei gas di Piazzale Donegani, che ospita alcuni dei nomi eccellenti della chimica mondiale.

Da quelle indagini si arrivò l’anno scorso al sequestro di quattro torce (“restituite” a condizione di provvedere al miglioramento degli strumenti di controllo e al conseguimento delle autorizzazioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale del ministero entro il 30 settembre 2012) e ora al decreto di citazione diretta a giudizio per sei manager delle multinazionali Basell e Yara.

In quel documento, che scavalca a livello procedurale l’udienza preliminare, i sostituti procuratori Nicola Proto e Ombretta Volta parlano di emissioni pericolose e non autorizzate che sarebbero continuate a livello episodico negli anni.

Gli elementi in mano ai pm si basano sulla consulenza fatta svolgere per discernere il confine tra sistema di emergenza e sicurezza della popolazione. La routine prevede l’entrata in funzione delle torce solo in caso di blocco della produzione provocato da black-out o avarie, cioè in caso di gravi imprevisti. Secondo la consulenza invece i camini sotto accusa non sarebbero stati accesi solo per motivi di emergenza, ma in diverse occasioni probabilmente per smaltire rifiuti gassosi in atmosfera.

Se non chiederanno riti alternativi o non presenteranno domanda di oblazione (le fattispecie di reato ambientale contestate possono estinguersi anche con una multa), il prossimo 6 luglio si dovranno presentare davanti al giudice monocratico Massimo Covezzi, presidente del cda di Basell Poliolefine Italia srl; Gianluca Gori, responsabile a Ferrara delle unità produttive della multinazionale americana; Edward Cavazuti, presidente venuto dagli Usa per dirigere il cda di Yara dall’agosto 2007 al 2008; Dionys Willems, belga che subentrò a Cavazuti dal 2009 ad oggi; Hans Goossens, legale rappresentante dello stabilimento ferrarese di Yara dal marzo 2007 al 10 ottobre 2010 e Franl De Vogelaere, che lo sostituì nelle sue funzioni all’interno del petrolchimico.

I primi due, vertici di Basell, sono accusati di aver effettuato emissioni non autorizzate in atmosfera dal 2007 fino al 15 ottobre 2010 e di aver utilizzato le torce in assenza di situazioni di emergenza dal 16 ottobre 2010 fino al 19 luglio 2011.

Covezzi e Gori sono inoltre imputati di aver provocato emissioni pericolose (“fumo nero diffuso, boati e forte luminosità notturna”), che causarono molestie agli abitanti della zona dal 2007 (anno in cui partirono in effetti le prime segnalazioni) al 19 luglio 2011. Di emissioni non autorizzate in atmosfera e di emissioni pericolose (dal 2007 fino al 12 maggio 2011) devono rispondere anche i quattro manager di Yara.

Oltre a quella pubblica, al processo si potrebbe assistere anche a un’accusa privata. Quella di ministero dell’Ambiente, Medicina democratica e Legambiente che come persone offese potrebbero costituirsi parte civile. Con loro anche due cittadini ferraresi. Proprio quelli che per anni, inascoltati, hanno segnalato alle autorità le loro preoccupazioni.