È il momento di preoccuparsi per il futuro energetico del nostro Paese. Per farlo, però, c’è bisogno di impostare una strategia energetica a lungo termine, che comprenda anche il nucleare. Parola dell’associazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza, che in una lettera firmata da 100 medici e scienziati sottolinea il fatto di non avere, in Italia, “un adeguato e convincente piano nazionale di sviluppo energetico, che tenga conto della necessità di ragionare su tempi strategici affrancandosi da pregiudiziali che possano condannare precocemente progetti lungimiranti”. Secondo l’associazione, di cui il professor Umberto Veronesi è presidente onorario, l’accento posto sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle radiazioni è “la dimostrazione di una campagna antinucleare su basi di pregiudizio”.

Quando si parla di nucleare, o di catastrofi come quella di Fukushima, servono “valutazioni realistiche ed un più attento bilancio, senza connotazioni emotive”, scrivono gli scienziati riuniti in Galileo 2001. C’è bisogno di un’informazione più imparziale, dunque, che smetta di demonizzare l’atomo per motivi ideologici e prese di posizione. A un anno dal terremoto-tsunami giapponese, lamenta l’associazione, si deve “ancora constatare come l’attenzione massmediatica si rivolga sostanzialmente ad una sola delle conseguenze di una immane catastrofe naturale” – la distruzione di 4 reattori di uno dei due complessi nucleari di Fukushima – “con inevitabili ripercussioni sulla percezione pubblica”.

“Nessuna vittima ad oggi è dovuta alle radiazioni di Fukushima. Questa è la verità – fanno presente gli esperti per la libertà e dignità della scienza – Verità che dovrebbe rassicurare sulle conseguenze di un incidente nucleare pur molto grave”. Di conseguenza, per i firmatari della lettera spedita in questi giorni al presidente del Consiglio ed ai ministri competenti, anche le preoccupazioni sui rischi legati alle radiazioni in Italia sono eccessive.

Come ricorda Umberto Tirelli, oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano e vicepresidente dell’associazione, “la radioattività non è, come pensano molti, qualcosa di innaturale e di diabolico, ma qualcosa che è in natura, e che comunque ci permette di vivere sempre più a lungo”. “Per quanto riguarda l’incidente nucleare di Fukushima, è interessante notare che dopo l’accaduto la radioattività a Tokyo era sei volte minore rispetto a Roma”, aggiunge Tirelli: “Ovviamente, per la salute è molto più dannoso l’inquinamento che proviene da petrolio e carbone rispetto a quello del nucleare ed è per questo che tutti i Paesi avanzati del mondo, Usa, Cina, India e Russia, stanno oggi costruendo nuove centrali nucleari”.

Non è d’accordo il professor Massimo Zucchetti, docente di Protezione dalle radiazioni al Politecnico di Torino e collaboratore del Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, per il quale l’incidente di Fukushima è stato “della massima magnitudine possibile, analogo a quello di Chernobyl”. “I rilasci sono stati notevoli, anche se principalmente acquatici”, sottolinea l’ingegnere nucleare: “Ha poco senso citare le misure di radioattività ambientale a Tokyo, quando ancora oggi una zona di 30 chilometri intorno agli impianti è off limits”. Inoltre, aggiunge Zucchetti, “le stime sul numero di decessi non immediati, ma ritardati dovuti alla radioattività sono in corso e parlano di migliaia di persone”.

“Bertolt Brecht riscrisse il suo dramma Vita di Galileo davanti all’orrore dell’Olocausto nucleare e disse che non è la scienza ad essere sempre positiva, ma l’utilizzo sociale che se ne fa” conclude lo scienziato torinese. “Viene da chiedersi quando gli eminenti dottori di Galileo 2001 cambieranno anch’essi opinione dinanzi alla realtà”.