Salvaguardare la salute ambientale di Taranto e dei tarantini, ma tutelare i posti di lavoro nella fabbrica siderurgica che inquina la città. Sono questi gli obiettivi dell’iniziativa di oltre duemila operai dell’Ilva, che da stamattina stanno manifestando sotto il palazzo della Prefettura jonica. Con la manifestazione di oggi, promossa dai sindacati, i lavoratori intendono esprimere la loro preoccupazione circa le conseguenze dell’indagine aperta dalla procura di Taranto sull’inquinamento e che ha portato sinora all’accusa di disastro ambientale nei confronti di Emilio e Nicola Riva, ex e attuale presidente dell’Ilva. In particolare, gli operai temono che la conclusione delle due perizie consegnate al gip di Taranto Patrizia Todisco – da cui emerge la gravità dell’inquinamento del siderurgico, nonché casi di malattie – possano portare a un sequestro degli impianti e, in prospettiva, anche al rischio di ridimensionamento o chiusura della fabbrica. La prima scadenza che preoccupa i dipendenti è quella del 30 marzo, quando davanti al gip ci sarà l’incidente probatorio per discutere la seconda perizia, medico-epidemiologica, ordinata a un team di esperti dallo stesso magistrato.

La manifestazione ha bloccato parte del centro cittadino, con inevitabili ripercussioni sul traffico. Un centinaio di operai, inoltre, ha pressato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, vedendolo arrivare sotto la Prefettura. “Sindaco – ha detto un lavoratore – noi non vogliamo che Taranto sia una città inquinata, non vogliamo le malattie, siamo preoccupati per i nostri bambini, ma non vogliamo nemmeno perdere il posto di lavoro”. E un altro ha aggiunto: “Si sta parlando solo dell’articolo 18, ma del nostro problema non sta parlando nessuno. Migliaia di operai rischiano di perdere il lavoro a Taranto se dovesse chiudere l’Ilva e nessuno se ne preoccupa”. “Dovete fare qualcosa per noi, sindaco, siamo qui perché temiamo per il nostro futuro. A Genova l’Ilva ha chiuso l’area a caldo – ha ricordato un altro lavoratore – e la gente è rimasta a spasso. Questo non deve accadere pure a Taranto”. “Noi dobbiamo difendere il lavoro e tutelare l’ambiente – ha risposto il sindaco – abbiamo detto al Governo che Taranto sino al 1995, prima della privatizzazione dell’Ilva, è stata una città dove lo Stato è stato l’unico proprietario delle industrie. E ora lo Stato deve farsi carico dei costi del risanamento ambientale di Taranto. Non ci sono solo le industrie, anche la Marina e l’Arsenale militare hanno inquinato”.