Lionel Messi e, sullo sfondo, Cristiano Ronaldo

Messi e Cristiano Ronaldo. Barcellona e Real Madrid. Basta evocare i due campionissimi e le due squadre stellari per comprendere che, allo stato attuale, la Spagna è l’impero del calcio. Un impero moroso, però, vista la notizia divulgata dalle agenzie iberiche, secondo cui i club di Liga, Primera e Segunda Division (equivalenti alle italiane Serie A, Serie B e Prima Divisione) avrebbero debiti con lo stato pari a 752 milioni di euro. Più indebitata la Liga, che deve al fisco una somma di 489 milioni di euro, a seguire la Primera Division, le cui pendenze ammontano a 184 milioni di euro, e infine la Secunda Division, che deve al fisco ‘solo’ 78 milioni.

I dati sono stati divulgati dal governo spagnolo, a seguito di una interrogazione presentata da Caridad Garcia, portavoce del partito Izquierda Unida, all’interno della commissione parlamentare per l’Educazione e lo Sport. I 752 milioni, però, non sarebbero le uniche pendenze dei club iberici: sembra, infatti, che in questa somma non siano compresi i debiti con la previdenza sociale. Per questo tipo di morosità, ad esempio, Rayo Vallecano e Real Zaragoza sono in “concorso creditori”, alias la vecchia amministrazione controllata.

Il dato stupisce soprattutto se la situazione attuale viene confrontata con quella del 2008, quando le pendenze dei club ammontavano a 607 milioni di euro, quasi 150 in meno di adesso. Una crescita esponenziale che ha portato alla dura presa di posizione del collettivo dei tecnici del ministero delle Finanze, che in una nota ha condannato l’atteggiamento condiscendente dell’Agenzia Tributaria nei confronti dei club di calcio e delle comunità autonome.

E in un periodo in cui in ambito calcistico parlare di “fair play finanziario” è cool quasi quanto parlare di spread, non poteva non arrivare anche la reazione dei club virtuosi europei. E se la Merkel in ambito economico è la principale ‘guardiana’ dei conti, anche per le vicende pallonare i principali rimproveri sui debiti spagnoli arrivano dalla Germania. Il presidente del Bayern di Monaco, Uli Hoeness, infatti, non ha risparmiato termini forti per commentare la notizia. “Per me è il colmo – ha dichiarato ieri dopo la larga vittoria dei suoi sul Basilea – Abbiamo pagato centinaia di milioni di euro per uscire dalla merda e poi i club non pagano il debito. Questo non può essere”. Una stoccata arriva anche dal leader dell’Eca, l’associazione europea dei club: l’ex centravanti ‘nibelungo’ dell’Inter, Karl Heinz Rummnigge, infatti, ha ammonito le squadre con pendenze economiche, affermando che “i club indebitati devono guardare le proprie economie ed essere razionali”.

Scatenati i lettori spagnoli nei commenti alla notizia pubblicata sul quotidiano Marca. “La vergogna in questo Paese è che i club debbano 752 milioni di euro allo Stato, con questi soldi usciremo dalla crisi in un giorno, e una famiglia che non ha pagato l’ipoteca sulla casa viene messa in strada dalla polizia” riflette Jesus. “Barca e Real Madrid diventano sempre più ricchi, gli altri club sempre più poveri, un chiaro esempio di cosa sta succedendo al nostro Paese” è invece il parere di White Hell.

E pensare che, tempo fa, la fiscalità applicata ai club spagnoli, grazie alla legge Zapatero, che fissava al 24 per cento l’aliquota fissa per i giocatori stranieri delle squadre spagnole (in Italia è al 43 per cento) veniva presa a esempio, e addirittura invocata, dai dirigenti di club italiani, malinconici nell’osservare come molte stelle preferissero la Spagna. Non saranno un problema i 374 milioni di debito del Barcellona, che con un fatturato di oltre 450 milioni può dormire sonni tranquilli. Così come il Real Madrid, che, nonostante sia additato dal presidente dell’Uefa Platini come modello negativo di gestione economica, con i suoi enormi ricavi non corre rischi di insolvenza. Gli appassionati, dunque, possono dormire sonni tranquilli: ‘El clasico‘, in Spagna, resterà il primo evento calcistico dell’anno…e forse anche l’unico, visto che i debiti delle altre squadre della Liga rischiano di comprometterne la sopravvivenza.