“Se uno comincia a dire no, perché dovremmo mettere sul tavolo una paccata di miliardi?”. La frase pronunciata dal ministro del lavoro Elsa Fornero ha scatenato la reazione di sindacati e partiti di centrosinistra. Il ministro ha anche detto che sulla riforma del lavoro il governo vuole fare presto, che devono essere tolti i privilegi, che serve più facilità di entrare e uscire dal mercato del lavoro.

Dichiarazioni che hanno fatto saltare sulla sedia non solo Cgil e Cisl, ma anche i leader del centrosinistra: Bersani (“Nessuno mi ha riferito di una paccata di miliardi”), Vendola (“Governo arrogante”) e Di Pietro (“Offende i lavoratori”). A difendere la Fornero restano il Pdl e Fli.

“Non capirei un no dei sindacati”. “Se ci sarà un accordo più avanzato – ha detto il ministro – mi impegnerò a trovare risorse più adeguate e fare in modo che questo meccanismo di ammortizzatori e questo mercato del lavoro funzionino abbastanza bene. E’ chiaro però che se uno comincia a dire no perché dovremmo mettere sul tavolo una paccata di miliardi e dire ‘Voi diteci di sì’? Non si fa così”. D’altro canto, tuttavia, la Fornero ha aggiunto: “Non capirei un no dei sindacati”, confidando apertamente in un’intesa nel confronto con le parti sociali.

“Noi proponiamo qualcosa – prosegue il ministro del lavoro – Mi sono impegnata a che le risorse non vengano tolte dall’assistenza. Mi sembra sia un buon impegno. Mi risulta molto difficile capire che i sindacati non si dichiarino d’accordo su una riforma del lavoro che prevede inclusione e universalità di ammortizzatori sociali. Avrei voluto sentire una piccola parola di apprezzamento, ma non ne ho sentita neanche mezza”. L’unica concessione del ministro è che “l’entità del cambiamento è tale che posso capire che l’interpretazione di primo acchito sia uno choc”, chiarendo di voler “chiudere molto in fretta la riforma del mercato del lavoro”.

“Smantellare privilegi”. Ma non solo. Il ministro Fornero spinge sull’acceleratore parlando di maggiore “facilità di uscita”: la riforma del mercato del lavoro per renderlo più inclusivo e dinamico dovrebbe prevedere, dice, “maggiore facilità di entrata e un po’ più di facilità di uscita”.

“Occorre smantellare – precisa – le protezioni che si sono costituite, che si sono stratificate profondamente, motivate apparentemente da buonissimi principi ma con implicazioni di conservatorismo molto forti, fino alla difesa di privilegi”.  “Quelli che escono non devono essere lasciati soli e non lo saranno se ci sarà un buon sistema di ammortizzatori sociali. E di questo stiamo parlando; di una nuova assicurazione sociale per il reimpiego che considera le persone non come disoccupati, ma come soggetti che al momento non hanno un lavoro e cerca di aiutarli a rafforzare il proprio capitale umano erogando, nel frattempo, un’indennità che dovrebbe consentirgli di trovare un’altra occupazione”, prosegue.

La parola chiave della riforma del mercato del lavoro, spiega il ministro, è “inclusione invece di segmentazione: vuol dire dare effettiva parità di accesso al mercato del lavoro”. “Non siamo così ingenui – ha aggiunto – da pensare che la riforma del mercato del lavoro farà ripartire immediatamente la crescita e l’occupazione, ma è un prerequisito fondamentale”. L’obiettivo del governo, ha concluso Fornero, “è abbassare il tasso di disoccupazione strutturale”.

I sindacati. Al ministro risponde a stretto giro la Cisl, con il segretario Raffaele Bonanni: se il governo non fa un passo indietro sulla mobilità “si prende la responsabilità di una rottura sociale nel Paese”. “Noi – afferma il segretario Bonanni- lavoriamo ogni giorno per la tenuta della coesione sociale. Vogliamo capire se tutti nel Paese, compreso il governo, lavorano per la coesione sociale”. A chi gli chiedeva se senza una modifica della mobilità il tavolo sul lavoro salterà, Bonanni ha risposto: “Sì, il Governo deve stare attento”. “Io rappresento una linea sindacale molto responsabile – ha aggiunto – e noi non abbiamo mai lesinato in responsabilità, chiediamo responsabilità anche agli altri, anche al governo”.

Il segretario della Cisl lamenta anche una carente attenzione dell’esecutivo per le proposte arrivate dalle organizzazioni dei lavoratori: “Noi abbiamo sostenuto che la intensità del tempo e la efficienza economica non debbono essere modificate, cioè i due anni e l’80% dell’ultimo salario. Abbiamo anche offerto una proposta, peraltro sulla quale mi sarei aspettato dal governo una risposta più forte, anzi un suo insistere”. Bonanni ha ricordato che la Cisl ha proposto che, “se rifiuta il lavoro, qualora qualcuno lo offrisse, chi lo rifiuta perde l’indennità”. “Mi sarei aspettato una discussione su questo, invece, nessuna discussione. Allora, qual è il problema: indebolire nel tempo l’indennità economica? Significa risparmiare sulla povera gente e questo noi non lo possiamo accettare. Ecco perchè mi aspetto un ripensamento”.

Per la Cgil risponde invece sul sito del sindacato confederale Fulvio Fammoni: “Vecchi, vecchissimi atteggiamenti di pressione per ottenere quello che si vuole. Come sempre il merito è e sarà dirimente”. “Meno risorse di cosa – dice Fammoni, riprendendo le parole della Fornero – visto che la cifra, nonostante gli impegni del governo, non è mai stata indicata? Tutto questo sarà moderno ma richiama vecchi, vecchissimi atteggiamenti di pressione per ottenere quello che si vuole. Come sempre il merito è e sarà dirimente”.

In precedenza sulla questione si era espresso il segretario della Cgil Susanna Camusso, che ha parlato di un “passo indietro”: “Mentre noi confermiamo che è necessario avere una riforma universalistica degli ammortizzatori sociali, e quindi è giusta l’idea che ci sia un sussidio della disoccupazione che guarda a tutti i lavoratori, la proposta che ci è stata fatta ieri non prevede l’indennità per tutte quelle figure che oggi non ne hanno diritto e riduce la copertura per quelli che ce l’hanno già”. “Siamo di nuovo, invece che di fronte ad una riforma che rappresenta una tutela per tutti, davanti ad una riduzione delle tutele esistenti”.

Rete Imprese: “Non firmiamo”. Una risposta apparentemente senza appello all’azione del governo arriva da Rete Imprese Italia, che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti: “L’aggravio di costi previsto dalla riforma del lavoro presentata dal governo – dichiara il presidente Marco Venturi – è inaccettabile per le imprese”.

“Fornero? Parole da Bar Sport”. Il responsabile lavoro di Idv, Maurizio Zipponi quelle di Fornero “dichiarazioni a raffica come fosse al bar sport” che “insultano i lavoratori in cassaintegrazione”, mentre il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero invoca lo sciopero generale contro il governo. Le dichiarazioni del ministro del lavoro non sono piaciute neanche a Cesare Damiano, e predecessore della Fornero dal 2006 al 2008: “Il governo usa metodi inconsueti per fare le trattative. A noi basterebbe comprendere qual è la direzione di marcia che l’esecutivo intende adottare”. Rincara la dose il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina: “Sarebbe interessante sapere dal ministro del lavoro di quali privilegi parla quando si riferisce ai lavoratori e alle lavoratrici italiane. Chi ha la ‘fortuna’ di andare in cassaintegrazione e in mobilità e vivere per due o tre anni con 700 euro al mese è un privilegiato?”. “Il ministro – conclude – forse dovrebbe evitare di alimentare la guerra tra poveri e valutare meglio l’enorme concentrazione di reddito e ricchezza nel 10% più ricco della popolazione e nella giunga di rendite che ancora resistono in Italia”. E in serata è intervenuto anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Non ero al tavolo – ha commentato – Però nessuno mi ha riferito di aver visto una paccata di miliardi. Forse si sono dimenticati di dirmelo”.

Duro il presidente di Sinistra e Libertà Nichi Vendola: “Dietro le cadute di stile del ministro Fornero si nasconde un’impressionante ossessione ideologica: rompere un fondamento della nostra storia sociale e democratica. Mi chiedo se la tecnica dell’arroganza appartenga alle specialità di un governo tecnico”. “La battuta del ministro Fornero è talmente grossolana – scrive il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – che non solo non fa ridere nessuno, ma offende in maniera pesante i lavoratori che stanno già pagando abbondantemente questa crisi”.

Le idee della Fornero piacciono invece al Pdl. “Il Pdl condivide questa impostazione – scrive in una nota il deputato Giuliano Cazzola – ed appoggerà il progetto del governo nella revisione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori”. Così pure Futuro e Libertà: “Sulla riforma del lavoro serve un confronto senza veti da parte dei sindacati. Allungarne i tempi è da irresponsabile – dice Italo Bocchino – Noi sosterremo il governo perchè crediamo che vadano cancellati i vecchi privilegi e debba essere introdotto un sistema più flessibile sia in entrata che in uscita, ma diciamo no a una riforma fiacca basata su un compromesso al ribasso”.