Elsa Fornero e il premier Mario Monti

La trattativa fra governo e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro potrebbe concludersi entro una settimana. Tra il 21 e il 23 marzo, afferma il ministro Elsa Fornero, d’accordo con il presidente del consiglio Mario Monti. Ma mentre Cisl e Uil sposano la road map del governo, la Cgil è critica sui risultati del “tavolo” aperto oggi al ministero del Lavoro: ”Il dato di oggi è un passo indietro”, dice il segretario generale Susanna Camusso. L’accelerazione dell’ingresso della riforma degli ammortizzatori sociali, spiega, “si traduce nel breve periodo, durante la crisi, in una riduzione della copertura e nessun vantaggio sulla prestazione economica”.

La settimana che si apre con il “tavolo” convocato dal governo è dunque decisiva. “L’obiettivo del governo è quello di arrivare a una riduzione strutturale stabile dei livelli di disoccupazione e portare il tasso al 4-5%”, ha spiegato il ministro del Lavoro. Che ha anche annunciato ai sindacati che “il contratto a tempo determinato dovrà costare un po di più”.


video di Manolo Lanaro

Ma sulla possibilità che la riforma crei nuova occupazione si dice totalmente scettico il segretario della Uil Luigi Angeletti: “Non è un accordo, e non lo è mai stato, che produrrà posti di lavoro. E’ semplicemente l’eliminazione di un po’ di storture”. Angeletti, intervenuto all’assemblea nazionale dei metalmeccanici del suo sindacato, conferma la prospettiva di una chiusura a breve. “Penso che quando si concluderà la trattativa, presumibilmente questa settimana, per molte persone ci sarà una delusione se avevano alte aspettative”, ha spiegato. “Si accorgeranno che le nuove regole del mercato del lavoro non avranno nulla di rivoluzionario”.

VIDEO: BONANNI, “NON RINUNCEREMO ALLA CASSA INTEGRAZIONE”


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Un importante “passo avanti” del governo, argomenta il segretario della Uil, sono invece i due miliardi di euro da destinare agli ammortizzatori sociali: “Era quello che chiedevamo”. A questo proposito, ha affermato il ministro Fornero al tavolo con le parti sociali, sarà accorciato il periodo di transizione della riforma e del cambio del sistema degli ammortizzatori sociali. “Cominciamo nel 2012 e andremo a regime nel 2015”, ha aggiunto Fornero. La cassa integrazione straordinaria “resterà, non scompare, si elimina solo la causale per cessazione attività”. Ma proprio sul fronte dei fondi per finanziare gli ammortizzatori, il ministro ha avvertito i sindacalisti presenti al tavolo: “Non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse” per gli ammortizzatori sociali, “il governo è impegnato a cercarle. Posso dirvi però che non saranno sottratte ai capitoli che riguardano il welfare”. Questa l’indiscrezione postata su twitter dalla Cgil.

Confindustria “condivide complessivamente” il disegno del governo sugli ammortizzatori sociali ma, spiega il presidente Emma Marcegaglia, non vede bene l’accelerazione impressa sul periodo di transizione: “Il periodo di transizione per noi importante, mantenendo gli strumenti attuali”, ha spiegato, “perche dovremo gestire ristrutturazioni complesse”.

La riforma degli ammortizzatori sociali sarà incentrata sulla nuova figura dell’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi). Si tratta di una forma di tutela e di sostegno al reimpiego, ha spiegato il ministro ai sindacati, che sostituirà tutto quanto oggi non rientra nella cassa integrazione ordinaria (e la parte di Cig straordinaria che resterà dopo la riforma). Quindi indennità di mobilità, incentivi di mobilità, disoccupazione per apprendisti, una tantum co.co.pro e altro. Si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubbici con contratto non a tempo indeterminato. Come requisiti per accedere al sostegno, nella proposta del ministro, si ipotizzano due anni di anzianità assicurative e almeno 52 settimane ultimo biennio.

Dodici mesi per la durata, che salgono a 15 per i lavoratori sopra i 58 anni. L’importo per la simulazione ipotizzata al tavolo è di circa 1.119 euro, con abbattimento dell’indennità del 15 per cento dopo i primi sei mesi, e di un ulteriore 15 per cento dopo altri sei mesi. L’aliquota contributiva sarà dell’1,3 per cento, incrementata di 1,4 per cento per i lavoratori non a tempo indeterminato.

Angeletti esclude che si arriverà a un accordo separato che tagli fuori la Cgil: “Non credo che esista questa prospettiva”, ha affermato in risposta al segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che in un’intervista alla Stampa ha evocato questo scenario. Anche secondo Bonanni l’accordo è vicino “nonostante i no della Cgil”. Un accordo separato, ha detto ancora Bonanni al quotidiano torinese, “non credo converrebbe a nessuno, né credo lo cerchi il governo. Ma il rischio c’è, non posso negarlo, e il motivo ha a che fare con i troppi no e le troppe impuntature della Cgil”.

Sui contenuti della riforma, a partire dalla possibile abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il segretario della Cisl chiarisce: “Sulla tutela degli abusi e discriminazioni siamo inflessibili. Per gli altri tipi di licenziamento proponiamo di applicare il modello tedesco: un ricorso veloce di fronte al giudice con due rappresentanti, uno del lavoratore e l’altro dell’imprese”. In caso di abuso o discriminazione, invece, il giudice deve disporre “l’immediato reintegro. Negli altri casi deciderà per un congruo indennizzo”. Il ministro Fornero ha informato i sindacati che sul tema specifico dell’articolo 18 e la “flessibilità in uscita” darà il via da domani a una serie di “incontri informali”.

Anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani auspica una conclusione positiva della trattativa tra governo e sindacati: “Se immaginiamo il tavolo che salta per aria immaginiamo una cosa ben pesante. Io sono assai fiducioso anche perché vedo elementi per arrivare in porto bene”.