Credo che lo sciopero della Fiom sia molto importante e occorra aderirci. Ecco cosa ho scritto nell’ultimo numero di MicroMega.

Nel momento in cui la libertà operaia non soltanto è a rischio, ma viene dai più percepita come tema ideologico fuori luogo e quasi (quasi?) fastidioso, la manifestazione indetta dalla Fiom per il 9 marzo assurge ad atto irrinunciabile. Preziosamente eretico.

In nome della strombazzata «sobrietà», e della patria da salvare, il concetto di equità è divenuto definitivamente desueto. Anche alcuni partiti di sinistra, vera o presunta, invitano a turarsi il naso e accettare supinamente i sacrifici (sempre degli stessi). Se con il berlusconismo la lotta di classe aveva un appeal anche solo ideologico, e per questo rientrava (seppur spesso marginalmente) nelle agende politiche, adesso appare come qualcosa di scabroso. Scomodo. Inopportuno.

Per questo, a costo – e con il piacevole rischio – di apparire ostinatamente contrari, è fondamentale combattere questa battaglia. Tenendo alta l’attenzione su dinamiche esiziali. Opponendosi all’irricevibile concezione padronale dei Marchionne. Rinnovando vicinanza e stima a Landini, uno dei pochi sindacalisti che si ricorda di essere tale. E non si stanca di esigere, anzitutto il possibile (per l’impossibile ci sono gli slogan: non molto altro, al momento).

«Repubblica democratica fondata sul lavoro». Costituzione. Antifascismo. Uguaglianza. Parole e concetti così apparentemente anacronistici da risultare, anzi essere, drammaticamente attuali.