Sono quattro i poliziotti arrestati dagli uomini della squadra mobile di Bologna con l’accusa di aver rapinato per almeno due volte stranieri che erano stati fermati per controlli. L’ordinanza, eseguita nelle prime della mattina, è stata firmata dal gip Alberto Ziroldi su richiesta del procuratore aggiunto Valter Giovannini e del sostituto Manuela Cavallo. Le accuse, che si riferiscono a due episodi distinti, comprendono rapina aggravata, lesioni e sequestro di persona.

In base a queste ipotesi di reato, si trovano nel carcere bolognese della Dozza in stato di isolamento l’assistente capo Francesco Pace, 39 anni, e gli due agenti scelti Alessandro Pellicciotta, 30 anni, e Valentino Andreani di 29, tutti in servizio sulle volanti. Il quarto attestato, l’assistente capo Giovanni Neretti, 40 anni, di fronte all’ordinanza ha accusato un malore ed è stato trasferito in ospedale per accertamenti. Una volta ristabilite le sue condizioni di salute dovrà raggiungere i tre colleghi e tutti, in forza all’ufficio prevenzione generale e di pattuglia sulle volanti, rimangono in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Dopodiché potranno decidere se farsi trasferire nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere oppure se, rinunciando alle prerogative del loro ruolo, restare in un circuito penitenziario civile.

Gli episodi contestati. Sono due i fatti su cui magistrati e investigatori hanno raggiunto un quadro probatorio sufficiente a richiedere gli arresti. Il primo risale alla notte tra il 20 e il 21 ottobre 2011, nel corso del turno 19-24, e vede coinvolti Pace, il capo pattuglia, e Pellicciotta, l’autista. Quella sera effettuano un regolare arresto per droga, ma al termine di quell’operazione fermano per un controllo altri due cittadini tunisini, irregolari e con precedenti per spaccio.

Il quartiere è quello della Bolognina e, dalla ricostruzione che hanno dato i denuncianti, pare che gli agenti sarebbero ricorsi a “violenza e minaccia” facendosi consegnare 600 euro. Uno dei due stranieri avverte dell’accaduto un agente della squadra mobile che gli suggerisce di presentarsi all’ufficio denunce della questura di Bologna. L’uomo, tuttavia, non resta in attesa e di nuovo chiama il poliziotto della mobile che raccoglie direttamente la denuncia e fa partire l’indagine.

Poi, nella notte del 12 novembre, accade qualcosa di analogo, per quanto con contorni che appaiono più gravi. La volante su cui si trovano Neretti e Andreani viene chiamata in via Mazzini, presso un Internet bar gestito da cittadini cinesi. Qui ci sarebbe un tunisino che attacca briga con altri avventori. Quando arrivano i poliziotti, si procede a un primo controllo sul posto e poi lo straniero viene caricato in auto che prende la via della periferia. Questa circostanza insospettisce il tunisino, che affermerà di non aver udito alcuna comunicazione radio durante il trasporto, e nel frattempo giungerebbe un’altra pattuglia su cui ci sarebbero Pace e Pellicciotta.

In base alla ricostruzione effettuata, le auto della polizia raggiungono la zona Roveri, area industriale già fuori dal comune di Bologna, e mentre in tre guarderebbero uno degli agenti aggredirebbe il fermato. Al termine, gli verrebbero presi 900 euro e il telefono cellulare, gli sarebbero state tagliate le scarpe e l’uomo sarebbe stato lasciato in aperta campagna. Ha chiesto aiuto in un’abitazione della zona e viene chiamata l’ambulanza, insieme alla quale arriva anche una pattuglia dei carabinieri. Infine parte da solo, accompagnato dai paramedici, alla volta dell’ospedale Sant’Orsola dove gli vengono in un secondo momento (all’inizio non aveva atteso la visita) diagnosticati lesioni ai polsi, al cranio e lo sfondamento del timpano destro.

Il tunisino poi va in questura per denunciare l’accaduto, ma in base a quanto dice non viene raccolto il suo racconto che ripropone ai carabinieri. Una volta che questo viene comunicato in procura, si capisce che il secondo episodio potrebbe agganciarsi al primo, che aveva portato già ad attività tecniche, tra cui intercettazioni e riscontri su celle e tabulati telefonici.

Rimangono circostanze da verificare. “Le indagini proseguono”, ha dichiarato Valter Giovannini a commento degli arresti. Rimane infatti da verificare se risulti vero che gli stranieri non sono stati ascoltati quando si sono presentatati a sporgere denuncia, soprattutto dopo il secondo caso. E se ci sia stato in effetti il tentativo di acquisire informazioni coperte da segreto sullo stato di avanzamento delle indagini.

Inoltre rimarrebbe da circostanziare un terzo episodio sul quale non è stato raggiunto un quadro indiziario sufficiente a far scattare misure cautelari o denunce. Ci sarebbe infatti un altro straniero che in autunno ha parlato di un fatto analogo ai precedenti e ha descritto un agente di polizia simile a uno dei quattro arrestati. Ma al momento non è stata raggiunta certezza che di lui si tratti (anche un riscontro fotografico non avrebbe dato un esito certo) oppure se si riferisca a un ulteriore agente delle volanti che corrisponde ai tratti descritto dal cittadino straniero. Per quanto riguarda invece i due episodi che hanno portato agli arresti di oggi, a suffragio – ha dichiarato il capo della squadra mobile Fabio Bernardi – ci sarebbero, oltre al supporto delle tracce telefoniche, riprese delle videocamere della questura, del bar del secondo intervento e l’assenza di relazioni di servizio sui fatti contestati.

Per il gip Ziroldi, come è riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, gli agenti avrebbero “palesemente tradito l’affidamento riposto dalla collettività” nelle forze dell’ordine. E sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “Queste cose danno sempre molta tristezza perché accorgersi che esistono problemi di questo genere, reati così squallidi…” Lo ha fatto a margine della firma di un protocollo per la promozione della legalità e della semplificazione nel settore edile e ha aggiunto: “C’è anche molta gratitudine per la magistratura: diciamo alla magistratura di lavorare con serietà perché noi siamo sempre dalla parte delle regole”.