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Modena, insegnanti precari ottengono risarcimento record dal ministero

Assunti a settembre e licenziati a giugno per diversi anni, hanno fatto ricorso in tribunale che ha giudicato colpevole il Miur, gestione Gelmini, di violazione del principio di non discriminazione. Saranno risarciti per mezzo milione di euro

L’esordio è stato la pubblicazione di un libro inchiesta contro lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica. Il passo successivo è stato di portare il ministero dell’istruzione in Tribunale. Oggi il lieto epilogo: il ministero dell’istruzione dovrà risarcire mezzo milione di euro. Lo ha sancito  la sentenza emessa dal giudice del lavoro Carla Ponterio che ha dichiarato l’illegittimità del termine posto ai contratti.

Accade a Modena, grazie all’autore di “Una vita supplente” (edito da Nuovi Mondi), Vincenzo Brancatisano, giornalista e professore precario da oltre 20 anni di diritto ed economia politica. Ad aprile scorso, infatti, un gruppo di precari della scuola di Modena, guidati dalle tesi contenute nel libro di Brancatisano, ha deciso di presentare ricorso al Tribunale di Modena (sezione lavoro) citando il ministero della pubblica istruzione, ai tempi guidato da Mariastella Gelmini, adducendo la violazione del principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 70/99, che recepisce l’accordo quadro sulla prevenzione degli abusi dei contratti a termine (direttiva recepita anche in Italia nel 2001 con il decreto legislativo 368/2001 e, in particolare nel lavoro pubblico, il decreto 165).

Il diritto ad avere la conversione del contratto a tempo indeterminato non è stato sancito, ma a compensazione il giudice ha riconosciuto un cospicuo risarcimento del danno. Il mezzo milione che il ministero dovrà pagare, dunque, comprende: 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale a titolo di risarcimento danni per illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro; la ricostruzione di carriera, cioè il riconoscimento agli scatti di anzianità maturati e dunque un corposo aumento di stipendio (circa 500-600 euro in più al mese nel caso di Brancatisano che ha circa 20 anni di precariato); nonché le ingenti differenze retributive, ovvero gli arretrati derivanti dal divario tra quello che è stato percepito negli anni e quello che avrebbe dovuto essere percepito se il contratto fosse stato a tempo indeterminato e non illegittimamente a termine, come invece succede a milioni di lavoratori.

Con Brancatisano hanno ottenuto giustizia altri sette professori, tutti assistiti dall’avvocato Maria Grazia Pinardi, giuslavorista del Foro di Bologna, che per decenni sono stati assunti il primo giorno di scuola e licenziati il 30 giugno di ogni anno. Nel volume, 350 pagine frutto di un’inchiesta durata 5 anni, Brancatisano ha tracciato i molteplici ed incredibili aspetti della situazione di apartheid contrattuale in cui versano centinaia di migliaia di insegnanti, bidelli, tecnici e amministrativi (gli ultimi dati parlavano di 11.119 precari solo in Emilia Romagna, di cui 2.127 modenesi) assunti e licenziati a ripetizione, pagati sempre con lo stipendio di prima nomina e lasciati senza lavoro d’estate, in attesa della puntuale riassunzione a settembre.

“Non c’è solo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – commenta oggi Brancatisano, riferendosi a governo e sindacati – Se si è costretti ad arrivare al processo civile per ottenere l’eliminazione di disparità di trattamento diffusissime che violano i più elementari principi del diritto italiano e comunitario, come quello della parità di retribuzione o del riconoscimento anche ai precari degli scatti di anzianità, vuol dire che la contrattazione collettiva serve solo a chi è già protetto e che i sindacati si sono quanto meno distratti negli ultimi decenni sul tema del precariato. Ma c’è un giudice a Berlino, anzi a Modena”.


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