Quando la terra tra le province di Parma e Reggio Emilia nei giorni scorsi ha cominciato a tremare per la scossa di terremoto, decine di insegnanti hanno deciso di portare i bambini fuori dalle aule, in strada. E a giudicare dalle condizione degli edifici scolastici hanno fatto benissimo. Secondo i dati diffusi dal Movimento 5 Stelle, in Emilia Romagna 8 scuole su 10 non rispettano le norme antisismiche. In altre parole, non sono sicure.

La denuncia arriva dal capogruppo in Regione Andrea Defranceschi, che, un paio di mesi fa, ha richiesto i dati relativi alle scuole distribuite sul territorio regionale, per capire il loro livello di sicurezza. “I risultati – commenta Defranceschi – sono agghiaccianti. Solo il 18% degli edifici è in linea con le norme, pur avendo l’agibilità ed essendo quindi frequentato ogni giorno da migliaia di bambini e ragazzi”. Defranceschi ha tenuto in considerazione soprattutto due criteri: l’anno in cui le scuole sono state costruite, ed eventuali lavori di ristrutturazione successivi.  Secondo la Regione, infatti, tutte quelle nate dopo il 1983 e il 2005 possono ritenersi in regola. Mentre “quanto edificato precedentemente non risulta ovviamente a norma, fatti salvi gli edifici adeguati mediante interventi specifici”.

I numeri diffusi dal consigliere regionale dipingono un quadro preoccupante, in cui la maggior parte delle scuole è vecchia e fatiscente. Escludendo i comuni della provincia di Piacenza, di cui la Regione non ha fornito i dati, in Emilia Romagna esistono 1774 edifici scolastici. Di questi poco più di 1350, ossia circa 3/4 del totale, risale agli anni precedenti al 1976. Più nello specifico, 100 sono stati costruiti prima del Novecento (33 addirittura prima dell’Ottocento), 325 prima della Seconda guerra mondiale, 536 tra il 1946 e il 1960; 390 tra il 1961 e il 1975. Rimangono 335 realizzate dopo il 1976 (ci sono poi 86 edifici senza indicazioni). “Di scuole nuove – sottolinea i capogruppo del Movimento – edificate dal 2005 in poi, e quindi con tutti i crismi di antisismicità, la Regione non ce ne ha indicata nemmeno una”.

Nei 326 comuni dichiarati a rischio terremoti, le scuole edificate dopo il 1984 (anno in cui fu fatta la classificazione delle zone a rischio terremoti) sono 192, ossia il 9% del totale. A queste vanno sommate le strutture messe in sicurezza con interventi successivi. “La Regione – racconta ancora il consigliere regionale – ci ha informato di aver investito circa 25 milioni di euro, utili per adeguare alle norme antisismiche poco più di un centinaio di edifici scolastici, e ha speso altri milioni per fare le verifiche tecniche su altre centinaia di scuole”. Dunque, la cifra totale delle scuole in regola sale a 317. “Questo significa che il 82% delle strutture non è a norma”.

La percentuale, precisa ancora Defranceschi, è comunque da considerare come indicativa, dal momento che non esistono riscontri sull’effettiva realizzazione delle opere e quindi sul denaro realmente speso. “Da questo si deduce anche che, per quanto l’anno di costruzione delle scuole sia nella maggioranza dei casi noto, la loro adeguatezza normativa sia ottenuta per deduzione: i numeri potrebbero essere quindi soggetti a una lieve oscillazione”. Anche se il capogruppo è preoccupato non sono solo dalle cifre. “La cosa gravissima – aggiunge – è che la Regione non ha che una vaga idea di quali scuole siano a norma e quali no. Non esistendo una mappatura, come farà la Protezione civile ad intervenire adeguatamente in caso di emergenza?”.

A replicare ci pensa l’assessore alla Sicurezza Paola Gazzolo con una nota: “Questa regione, che è una delle poche in Italia a essersi data una legge di riduzione del rischio sismico (la 19 del 2008) ha completato la ricognizione degli edifici strategici, ossia ospedali, municipi e caserme, e di quelli rilevanti, e cioè le scuole. Dunque non è vero che non abbiamo una mappa”. Inoltre “è in corso un programma di attuazione di sette anni (fino al 2017) per 60 milioni  60, assegnati dal Dipartimento nazionale di Protezione civile all’Emilia-Romagna, per mettere in sicurezza gli edifici a maggior rischio”.

Di certo, se in Emilia Romagna resta ancora molto da lavorare per rendere tutte le aule dei posti sicuri,  allargando lo sguardo oltre la regione la situazione non migliora. Secondo una ricerca di  Legambiente, in tutta Italia più della metà degli edifici scolastici (circa il 60%) è stata costruita prima del 1974, anno dell’entrata in vigore delle norme antisismiche.