Era una delle priorità del programma elettorale di Giuliano Pisapia. Ci sono voluti sette mesi, ma alla fine la Commissione antimafia è nata. Grazie a una delibera approvata ieri dal Consiglio comunale di Milano, con 28 sì e 8 astenuti. Al termine di un percorso più accidentato del previsto. E senza il voto favorevole del Pdl, astenuto, e della Lega, i cui consiglieri hanno abbandonato l’Aula in anticipo.

La Commissione avrà 18 membri, di cui otto scelti nella minoranza. Secondo il capogruppo del Pd Carmela Rozza, “Milano e la politica milanese hanno posto il primo tassello perché la città torni a essere la capitale morale del Paese”. Di tutt’altro avviso Carlo Masseroli, capo dei consiglieri del Pdl, che ha parlato di strumento “inutile e di parte”. In realtà l’accordo raggiunto a fatica dopo mesi di trattativa sul tema dell’antimafia è saltato soltanto negli ultimi istanti della seduta a oltranza di ieri. Dopo la bocciatura di un emendamento del Pdl che chiedeva la condivisione da parte del presidente della Commissione e del vice presidente (ruolo offerto all’opposizione) di tutte le iniziative, comprese le dichiarazioni alla stampa. Una modifica che la maggioranza arancione ha respinto, per evitare di indebolire la commissione.

Il nuovo organismo dovrà contrastare i clan e i loro affari in vista dell’Expo e si affiancherà al comitato antimafia che risponde direttamente al sindaco e che è presieduto dal sociologo Nando dalla Chiesa. Alla creazione di due organismi anziché uno si è arrivati dopo diverse polemiche: gran parte del Pd voleva una commissione fatta esclusivamente di consiglieri comunali, mentre esponenti di rilievo della società civile chiedevano la partecipazione di esperti esterni. La coesistenza dei due organi è stato oggetto di contrasto anche ieri in Aula, con Giulio Gallera (Pdl), che ha esposto tutti i suoi dubbi sulla duplicazione di funzioni. E ha attaccato dalla Chiesa, che due settimane fa aveva contraddetto le parole del ministro Anna Maria Cancellieri sulla mancanza di cultura omertosa a Milano. Sulla delibera si è astenuto anche Mattia Calise, del Movimento 5 Stelle, che avrebbe voluto meglio definiti i rapporti tra commissione e comitato.

video di Francesca Martelli

David Gentili, presidente in pectore del nuovo organismo, è invece certo che ora “si potrà portare avanti una battaglia contro la mafia con atti amministrativi e con le prerogative del Consiglio, che sono quelle dell’indirizzo e del controllo”. Proprio sul nome di Gentili nelle scorse settimane era caduto il veto di Masseroli, a cui non erano andati giù i chiarimenti richiesti dall’esponente del Pd ad Armando Vagliati, il consigliere del Pdl finito nelle carte dell’ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta della procura di Milano, perché in contatto con il presunto boss Giulio Lampada. Ieri Vagliati, che non è indagato, non ha voluto rispondere alle domande de ilfattoquotidiano.it sulla nascita della commissione antimafia.

Le divisioni tra centrodestra e centrosinistra in tema di lotta alla criminalità organizzata non sono una novità. Sotto l’amministrazione Moratti il Pd aveva cercato più volte di far nascere una commissione antimafia, nonostante l’iniziale contrarietà del Pdl. Nel marzo 2009 c’era riuscito, con voto unanime del Consiglio. Ma la commissione era stata subito affossata dalle dichiarazioni del prefetto Gian Valerio Lombardi, che l’aveva tacciata di anticostituzionalità. Per poi essere cancellata, dopo nemmeno tre mesi di vita, dal voto di Lega e Pdl, guidato allora in Aula da Gallera.

Tra le facoltà del nuovo organismo ci sarà quella di collaborare con il Consiglio regionale e con quello provinciale, che una settimana fa ha istituito una sua Commissione antimafia. In questo caso anche con i voti del Pdl, che a palazzo Isimbardi sono in maggioranza.