A Milano l’antimafia ha un grosso problema: David Gentili. È il consigliere comunale del Pd che più si è dato da fare, già sotto il sindaco Letizia Moratti, affinché fosse varata una commissione consiliare sulle infiltrazioni mafiose in città. Ora che il vento è cambiato e che il sindaco Giuliano Pisapia ha dato il via libera all’iniziativa, è il candidato naturale a presiederla. Ha però ricevuto lo stop dell’opposizione Pdl, che ha bloccato tutto. La maggioranza di centrosinistra vorrebbe fare la commissione coinvolgendo anche l’opposizione, ma il Pdl dice no: con Gentili non si può. I più duri in proposito sono stati i consiglieri Giulio Gallera e Carlo Masseroli, seppur in buona e affollata compagnia. Gentili è “poco equilibrato”. È “giustizialista”. E trasformerebbe la commissione Antimafia in un “tribunale del popolo”.

Ma che cosa ha mai combinato David Gentili per diventare l’ostacolo insormontabile al varo dell’organismo anti-cosche a Milano? È risultato in contatto con qualche mafioso? Ha partecipato a cene con i boss? Ha fatto affari con gli uomini della ’ndrangheta? No. Ha fatto in Consiglio comunale un nome che non doveva fare: quello di Armando Vagliati, che siede con lui in Consiglio, nei banchi del Pdl, ed è più volte citato nelle inchieste antimafia per i suoi rapporti con Giulio Lampada, arrestato il 29 novembre con l’accusa di essere il “braccio politico” del clan Valle della ’ndrangheta (per chi voglia saperne di più, rimando al libro di Chiarelettere “Le mani sulla città”). Di Vagliati, Lampada (intercettato) parlava così: “Siamo accreditati, c’è la fiducia, capisci cosa voglio dire. Perché lui sa che sputazza non ne ho fatto mai e si butta a capofitto. Dice: vuoi questo, facciamo quello che cazzo ti interessa”.

Chiaro? Vagliati conosce bene i Lampada, sa che “sputazza” non ne fanno. Lui “si butta a capofitto”. E, secondo gli investigatori, “era pienamente a conoscenza della loro appartenenza al gruppo criminale”. È anche il firmatario di uno strano emendamento al Pgt di Milano, il Piano di governo del territorio, che ha proposto di rendere edificabile un’area in zona Ripamonti a cui era interessato proprio Giulio Lampada. Scrivono i carabinieri: “L’attività investigativa permetteva di accertare che Armando Vagliati costituiva l’elemento di riferimento dei Lampada con il Comune di Milano, per la risoluzione delle diverse problematiche di ordine amministrativo che potevano interessare questi ultimi”. A confermarlo è lo stesso Lampada: “Mi ha fatto capire Armando al telefono che il problema si può risolvere con quelli del Comune. Vedi, non me lo ha detto chiaro, mi ha detto poi ci vediamo, più tardi ne parliamo”. E gli investigatori annotano: “È importante sottolineare come Vagliati abbia preferito non parlare al telefono, attestando, in tal modo, l’illiceità dell’operazione”. Attenzione: saranno i processi a scrivere le parole definitive su questa vicenda.

Allo stato attuale, a Vagliati non è addebitato alcun fatto di rilevanza penale. Non risulta neppure indagato. Ma lui, per errore o distrazione, era in contatto con Lampada. Eppure il problema dell’Antimafia, a Milano, si chiama David Gentili.

Il Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2011