Corsa solitaria alle amministrative, federalismo e problemi interni. Sono questi i temi trattati da Roberto Maroni nella prima uscita pubblica dopo la manifestazione di Milano, quando sul palco di Piazza Duomo gli è stato negato il microfono, con grande delusione dei suoi militanti, accorsi in massa per sentire quello che pensavano sarebbe stato il discorso della svolta definitiva.

Una svolta che è appena iniziata ma che sarà dura da conquistare. Mentre Umberto Bossi invoca l’unità del partito, minimizzando i problemi interni, i militanti sul territorio continuano sulla strada tracciata, ciascuno sul proprio binario. Così se sul profilo Facebook di Bobo si moltiplicano le richieste di amicizia (ormai a quota 5mila) e continuano ad arrivare commenti di sostegno e approvazione, sulla rete è tornata anche la Velina Verde. Dopo quattro mesi di silenzio, la gola profonda del web è tornata a pubblicare un post contro l’ex ministro dell’Interno: “Che cosa vuole veramente Maroni”, una paginata in cui vengono esposte le tesi e le teorie sulle sue mosse.

“Maroni dice di rappresentare la Lega degli onesti – si legge sulla Velina Verde – Perché, ci sarebbe una Lega dei disonesti? La Lega degli onesti di Maroni qual’è? Quella del suo Distretto 51, due dei quali sono stati nominati direttori generali Asl di Varese e altrove e un paio di altri assunti in ospedali, senza particolari competenze tranne quelle di saper suonare uno strumento”. E, ancora: “Quella di Maroni che fa assumere la sua bella Isabella Votino alla  Camera a 3000 euro al mese? Pagata dai contribuenti padani… con aggiunta di altro stipendio al Milan? Maroni sì che ha un ottimo rapporto col Berluska, infatti basta che batte un colpo, e via … altroché dire che Bossi è l’amico di Berlusconi!”. Lo stesso articolo poi insinua altri dubbi sull’onestà di Maroni: “Maroni capo degli onesti? Ma va… balle! A Maroni piace Roma, e piacciono i laghi romani, le ville sul lago di Bolsena e le belle barche (mai i soldi per tutte queste barche a vela dove li trova?)”. Per poi concludere con l’ultima frecciata: “Maroni, sei il Fini della Padania! Giuda in confronto non era nulla, parricida!”.

La sensazione è che di veleno nella Lega ne debba scorrere ancora a fiumi, da una parte e dall’altra, fino a quando la vicenda non sarà definitivamente risolta. E per risolverla ci vogliono i congressi. Nell’incontro pubblico di Somma Lombardo Maroni ha detto che non è il caso di celebrare un congresso federale “perché il segretario federale c’è ed è Umberto Bossi”, ribadendo nel contempo l’esigenza di arrivare presto ai congressi nazionali (quelli regionali, ndr). Maroni ha anche parlato delle alleanze in vista delle prossime amministrative, auspicando senza mezzi termini una corsa solitaria della Lega: “Io sono un semplice parlamentare senza incarichi – ha detto – ma mi permetto di esprimere un’opinione, vorrei che alle prossime elezioni amministrative di fianco ad ogni candidato sindaco ci fosse il simbolo della Lega e solo quello”. Questo sarebbe l’unico modo di condurre la vera battaglia leghista, quella per diventare il partito egemone del Nord, sconfiggendo anche i pregiudizi di chi, come la sinistra “ha combattuto contro il federalismo per contrastare la Lega, commettendo un errore storico madornale”.

La serata di Maroni a Somma Lombardo è stata una replica in piccolo di quanto avvenuto a Varese lo scorso mercoledì. Non sono mancate frecciatine ai suoi rivali, Marco Reguzzoni e Rosi Mauro, mai citati direttamente, ma efficacemente evocati suscitando l’ilarità del pubblico in sala. L’ex ministro ha parlato anche della questione dei finanziamenti, dicendo che “pare non ci sia nulla di illegale in quanto fatto. Ma oltre alla legge c’è anche un’etica di partito da rispettare”, auspicando che quei fondi finiti in Tanzania possano andare a coprire le spese delle sezioni, per rinsaldare il rapporto con il territorio, vera linfa vitale del Carroccio.