Da alcuni giorni all’Isola del Giglio sono arrivate centinaia di persone. Chi sono? Giornalisti a caccia di notizie ed interviste? Psicologi ed assistenti sociali che vogliono dare sostegno ai familiari delle vittime? No, sono semplici cittadini che, per il weekend, sono arrivati in traghetto da Porto Santo Stefano per farsi immortalare dietro il relitto della Costa Concordia. Una bella foto-ricordo da incorniciare o da postare su facebook.

Si sono dovuti accontentare. Forse volevano avvicinarsi alla nave fino a toccarla o per scovare il brandello di un vestito o un portaocchiali riemerso dalle acque profonde e sfuggito alle ricerche. Cimeli da sventolare e poi mostrare con orgoglio in una personale bacheca degli orrori allestita sulla parete del salotto di casa.

Chissà se questi “turisti del macabro” sono gli stessi che, poco più di un anno fa, ad Avetrana sfilavano nei pressi dell’abitazione della famiglia Scazzi, e si mettevano in posa davanti al garage dove e’ stata uccisa la quindicenne Sara. O quelli che nel 2006 raggiungevano la villetta di Cogne, la riprendevano con il cellulare per poi spedire la foto con gli auguri di Pasqua. O i “pellegrini” che hanno circondato per mesi la villetta di Perugia, teatro del delitto di Meredith, magari alla ricerca di un oggetto, trascurato dagli inquirenti ma utilissimo per essere invitati in tv ad arricchire qualche plastico…Ancora una volta, in questo Paese ad affondare è anche il buon gusto.

Forse andrebbe introdotto uno specifico reato nel codice penale. O quantomeno una multa pesante per chi si fa ritrarre sorridente nel luogo di una tragedia. E nel frattempo cominciare a disertare (come ospiti e come telespettatori) la morbosità e la perversione di qualche delirante trasmissione tv dell’orrore. Parafrasando Battiato, nel Giglio affonda lo stivale dei maiali

(Foto: LaPresse)