Wolfgang Achtner domani presenterà la sua candidatura alla direzione del Tg1 con una pomposa conferenza stampa. E perché tutto questo clamore? Non basta l’invio del curriculum e magari un colloquio, come per qualunque altro lavoro?

No. Perché Wolfgang non ha padrini politici e partiti che lo sostengano, ma ha solo un curriculum da far venire i brividi ai giornalisti di regime e un gruppo di cittadini che chiede che la sua candidatura venga confrontata al pari di quella di chiunque altro decida di presentarsi per sostituire Minzolini, e che sia scartato se le sue competenze e professionalità non si dimostrassero all’altezza.

Ho avuto modo di parlare con Wolfgang una sola volta, e ho guardato qualche suo servizio su YouTube, come questo per Press tv sulle manifestazioni contro la riforma Gelmini. Ho letto che ha lavorato per venti anni per Cnn e Abc, sperimentato fra i primi il videogiornalismo alla fine degli anni Ottanta, scoperto in esclusiva mondiale basi segrete della marina americana nel Golfo Persico durante la guerra tra Iran e Iraq e insegnato all’università. Ma non è questo il punto. Se anche il mio edicolante avesse il desiderio di dirigere il Tg1, dovrebbe poterlo fare inviando il suo curriculum alla dirigenza della Rai, proprio come ha fatto Wolfgang, e essere valutato in modo trasparente rispetto ai suoi meriti e alla sua professionalità. Perché è solo il migliore che può garantire il migliore servizio d’informazione ai milioni di cittadini che quotidianamente seguono il Tg1 per informarsi. E perché il Tg1 è servizio pubblico, e non servizio ai partiti.

Wolfgang mi dice che vorrebbe “un telegiornale pubblico comparabile per qualità giornalistica e tecnica ai migliori telegiornali internazionali, come Bbc Cnn, o Al Jazeera International“, e che “telegiornali peggiori [di quelli della Rai], dal punto di vista della propaganda politica, si possono trovare soltanto in Corea del Nord“. Secondo Wolfgang, senza un giornalismo televisivo “degno di questo nome, non potrà mai esservi in questo Paese un sistema democratico compiuto né un sistema economico sano. E lo spirito è un po’ quello di Michele Santoro, che aveva proposto la sua candidatura a direttore generale della Rai: restituire il principio del merito alla più grande azienda culturale del paese, sbattendo così fuori i partiti e mettendo al centro i cittadini.

Io sostengo Wolfgang e tutti quelli che con lui vorranno candidarsi in maniera trasparente per sostituire Minzolini. Monti da tecnico dovrebbe fare lo stesso, visto che è stato chiamato a dirigere un paese in nome delle sue competenze. E voi?