La facciata del museo Riso di Palermo

“Chiude il Museo Riso”. Il mondo dell’arte contemporanea siciliana si è svegliato con questa notizia che circolava in rete. Il tam tam è partito da una nota sul sito dello stesso museo di arte contemporanea di Palermo, in cui la dirigenza dichiarava “la prossima chiusura e la sospensione delle attività”. La causa? Da ricercarsi “nell‘incertezza sui fondi europei erogati per promuovere i progetti e le iniziative di quello che con 100 mila visitatori dal 2009 è il secondo museo più visitato della Sicilia dopo il museo Archeologico di Siracusa”. Un’incertezza che, a detta dei dirigenti del museo, non permette né “un’adeguata pianificazione delle iniziative né l’adempimento degli obblighi economici nei confronti degli operatori”.

A spiegare nel dettaglio la situazione economica in cui versano le casse del museo è il sito specializzato Art Tribune. La stessa testata aveva recentemente definito il Riso il “museo più ricco d’Italia, per via di quei dodici milioni e mezzo di euro ottenuti dalla Comunità europea tramite i  Programmi operativi del Fondo europeo per lo sviluppo regionale 2007-2013 (i cosiddetti Po-Fesr), che sarebbero dovuti servire per importanti interventi strutturali e per una ricca programmazione triennale”. Il problema è che i fondi sono rimasti bloccati in Regione. Nello stesso tempo la Sovrintendenza siciliana ha dato il via a un progetto di restauro che impedirebbe l’utilizzo di gran parte dello spazio.

Dal museo però non arrivano né conferme né smentite. All’Ufficio Comunicazione di palazzo Riso infatti non risponde nessuno. A prendere posizione è stato però il governatore siciliano Raffaele Lombardo che ha smentito la notizia della possibile chiusura: “E’ una sciochezza, una bufala. Chi ha messo in giro questa vicenda se ne assumerà le responsabilità.”  Intanto i lavoratori da ieri si sono riuniti in assemblea permanente per valutare le azioni da intraprendere anche se l’annuncio potrebbe essere un atto dimostrativo, per stimolare la sensibilità della cittadinanza e compiere una decisiva azione di pressione nei confronti delle istituzioni competenti.