Me sunbathing in Beijing - Andrea Nacciarriti

Andrea Nacciarriti nasce a Ostra Vetere, in provincia di Ancona, nel 1976. Osservando il suo lavoro traspare quanto per lui siano importanti il territorio, la storia e i suoi protagonisti, l’accaduto e ciò che ne resta.

Nacciariti studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, poi si muove tra Milano e Torino e nel 2010 vince il Premio Terna03 nella sezione Gigawatt: il premio è una residenza alla Red Gate Gallery di Pechino, dove arriva lo scorso gennaio. Oggi, dopo due mesi all’ombra della bandiera rossa a cinque stelle, è giunto a questa conclusione: “I cinesi sono pragmatici e schietti. Arrivi qui e non c’è stereotipo che tenga, tutto è completamente differente da come te lo eri immaginato. È difficile persino chiedere il prezzo di qualcosa perché la nostra e la loro gestualità non corrispondono”.

L’esperienza ha inizio: Andrea si defila unpo’ dalla residenza ed entra in contatto con le persone, chiacchiera, cerca di capire. “Quando riesci a superare la censura, trovi una miriade di informazioni che in Occidente non arrivano, informazioni che puntano alla radice, nella loro crudezza e realtà”. Shock, suggestioni, fascinazioni che necessitano di un tempo di digestione e che Andrea riesce a elaborare e a integrare nel suo lavoro. A fine febbraio presenta, durante gli open studios, una performance basata sulla pratica della “calligrafica ad acqua” (riferibile all’idea dell’informazione celata) per rileggere i fatti di Piazza Tienanmen.

Parallelamente collabora con Lab-Yit – la piattaforma artistica creata da Cecilia Freschini per supportare il lavoro degli artisti italiani in Cina. Sviluppa un progetto espositivo nato da un fenomeno molto frequente in Cina: il sole bianco. “Ne sentivo parlare spesso, poi finalmente l’ho visto ed è pazzesco, lo smog che si alza è talmente denso da diventare una patina e trasformare il sole in una palla bianca, come fosse una luna diurna”. La visione del sole bianco evoca in Andrea il ricordo di Io che prendo il sole, un’opera realizzata da Alighiero Boetti a Torino il 19 gennaio 1969. Nacciarriti intuisce che il contesto in cui si è inserita quell’opera, la Torino del boom economico, non è troppo diverso dalla Cina di oggi: una ricerca del benessere che non trova mai fine e contiene molteplici paradossi. La Cina utilizza il carbone per il 70% del proprio fabbisogno energetico e ha da poco siglato un accordo per la costruzione della più grande centrale a carbone dell’Asia, questo nonostante sia uno dei maggiori produttori al Mondo di generatori di energie alternative.

Nasce così la mostra Io che prendo il sole che verrà inaugurata sabato 17 marzo presso Zajia lab // beijing project space di Pechino, ex tempio e ex sala giochi. Un luogo vissuto, all’interno del quale Andrea presenterà un video e un’installazione realizzata con una montagna di pezzi di carbone al cui apice poggia una farfalla, unico elemento leggero e fragile che col suo sbatter d’ali genera caos.

Infine Andrea è stato coinvolto da Alessandro Rolandi, artista italiano che da tempo vive a Pechino, in un progetto Social Sensibility Research and development program che prenderà vita all’interno di una azienda francese con sede in Cina. Un’azienda innovativa che ha importato un modello differente con stipendi dignitosi, diritti dei lavoratori e un sindacato. Il progetto sottolineerà gli aspetti più personali ed intimi dei lavoratori, attraverso installazioni interagenti con lo spazio industriale.

L’obbiettivo? Mettere in luce che quello che vediamo dall’Occidente è solo un aspetto della Cina.

Stiamo parlando di questo quando la linea di Skype si interrompe bruscamente.

Flavia Fiocchi

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