Quando a Napoli regnavano i vicerè lui c’era e ed era uno dei protagonisti. Poi la bufera di Tangentopoli nei primi anni Novanta con arresti e processi che travolsero anche lui, allora socialista e braccio destro di Bettino Craxi. Giulio Di Donato, però, non si è mai perso d’animo, ed è tornato a fare politica prima sposando il progetto fallimentare della Rosa nel Pugno, poi aderendo a Forza Italia e successivamente al Pdl. L’ultimo incarico è arrivato da Clemente Mastella, l’ex ministro della giustizia lo ha nominato segretario regionale dell’Udeur nel 2009.

Lontano dai luoghi decisionali, per Di Donato l’attesa è finita, torna da protagonista nella sua città. E’ stato, infatti, nominato, nonostante una condanna definitiva per corruzione, consigliere di amministrazione dell’associazione Teatro Stabile, l’istituzione pubblica di produzione teatrale che ha sede al teatro Mercadante di Napoli. I soci fondatori dell’associazione sono il comune partenopeo, la regione Campania, il comune di Pomigliano d’Arco, l’istituzione promozione della cultura del comune di San Giorgio, e la provincia di Napoli, quest’ultima ha indicato il nome di Di Donato come consigliere. Il rischio prima della nomina del nuovo cda era la liquidazione dello Stabile, vista la carenza di fondi, problema in via di risoluzione.

L’ esperienza nel settore teatrale non figura tra i segni di riconoscimento della lunga carriera politica, e anche giornalistica, di Giulio Di Donato, riportata anche sul suo sito insieme alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto: “Avvocato, giornalista, socialista, consigliere….Travolto da Tangentopoli, per tre mesi a Poggioreale, 42 processi, e dopo dodici anni, una sola condanna e una pena scontata”. Non fa distinzioni il neoconsigliere tra assoluzioni e prescrizioni, cita la condanna, diventata definitiva nel 2004 a tre anni e quattro mesi per corruzione in merito al processo per le tangenti nella privatizzazione della nettezza urbana a Napoli.

Nel cda del prestigioso teatro napoletano entra grazie alla provincia di Napoli, guidata dal presidente Luigi Cesaro, il pidiellino indagato dalla distrettuale antimafia partenopea, e in passato finito in carcere per collusione con il clan di Raffaele Cutolo, poi finito assolto. Cesaro a inizio anni novanta era un consigliere provinciale socialista mentre Giulio Di Donato era all’apice della sua carriera. Dopo due decenni si ritrovano di nuovo sulla scena. Cesaro, oggi, è uno dei plenipotenziari del Pdl campano mentre Di Donato vive del suo passato da vicerè socialista. In comune hanno i problemi con la giustizia. Cesaro, oltre, all’arresto negli anni ’80, finì citato in diversi rapporti dei carabinieri nel fascicolo sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Sant’Antimo, nel 1991. In una nota a firma del colonnello Antonio Sessa si leggeva: “Cesaro per quanto compete risulta di cattiva condotta morale e civile… In pubblico gode di scarsa stima e considerazione. È solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”. Frequentazioni che Cesaro avrà dimenticato mentre ricorda benissimo i compagni socialisti.