C’era una volta l’Acna di Cengio. Io la conoscevo bene. I miei parenti – ramo paterno – erano di Monesiglio, Alta Langa. Una volta che la mia famiglia ed io eravamo andati a trovarli, mi avventurai nella campagna, fino a giungere sulla sponda di un fiume terribilmente maleodorante e di colore indefinibile, o meglio, era una tavolozza di colori, tutti tranne quello che avrebbe dovuto avere.

Sarò già stato un ambientalista nell’animo, ma sicuramente quella visione mi rafforzò nella mia propensione. Scoprii in seguito che quella cloaca a cielo aperto che avevo visto era la Bormida di Cengio, e scoprii altresì che l’inquinamento era causato da una fabbrica che scaricava impunemente i rifiuti liquidi nel suo alveo: l’Acna, una grande industria chimica, appunto di Cengio. Ma avesse solo inquinato…Il fatto è che l’Acna uccideva anche, e non solo chi mangiava le verdure degli orti lungo il corso del fiume, ma proprio gli operai che vi lavoravano dentro. E nessuno diceva nulla. I sindacati sapevano, ma per lo più tacevano per conservare i posti di lavoro. L’amministrazione  pure. Chi levò la propria voce contro lo scempio fu Angelo Billia, un prete operaio che non poteva far tacere la propria coscienza. Anche dalle sue denunce nacque poi quello che molti di voi sapranno. Iniziarono le inchieste della magistratura, l’Acna chiuse, il terreno fu bonificato (ovviamente con soldi pubblici). L’ultima volta che sono andato per un convegno a Cortemilia, e mi sono affacciato sulla Bormida di Cengio ho visto parecchi pesci, dai cavedani ai vaironi.

Ho fatto questo esordio, ambientato in una terra come la Liguria tradizionalmente di sinistra, per affrontare l’argomento della sinistra e dell’ambiente. Nella mia esperienza di vita non ho mai visto una sinistra apertamente a favore dell’ambiente. L’ho sempre vista a favore della depredazione del territorio, o dell’inquinamento, se tutto questo poteva servire a difendere o a creare i posti di lavoro (di un certo tipo, peraltro). Mai nella sinistra – si intende quella partitica – io ho mai visto un accenno ad almeno cercare di far convivere il lavoro con l’ambiente, alla faccia anche di quello “sviluppo sostenibile” di cui si è sempre riempita la bocca. E che altro non è se non una contraddizione in termini: o hai lo sviluppo, o hai l’ambiente. Scegli, perdio! Al riguardo è istruttivo leggersi un libriccino scritto da un giornalista de Il Secolo XIX, Bruno Lugaro: Il fallimento perfetto, che racconta in breve i rapporti fra sinistra istituzionale e sindacati per la realizzazione di una enorme speculazione edilizia su aree pubbliche a Savona.

Eppure l’ambientalismo in generale, diciamo dagli anni settanta in poi, è sempre stato amico della sinistra, pensando che essa fosse un alleato affidabile. Forse perché i politici di sinistra danno del “tu” agli ambientalisti: una cosa che non ho mai tollerato: rispettiamo le distanze, per favore. E quasi a nulla servivano le continue dimostrazioni che di affidabile questi politici non avevano proprio nulla. Sicuramente alla simpatia istintiva contribuì la nascita di una delle maggiori associazioni ambientaliste da una costola della sinistra. Parlo ovviamente di Legambiente, nata dall’Arci, associazione ricreativa e culturale dell’allora Partito Comunista Italiano. Ma un po’ era anche proprio una questione di Dna dei rappresentanti delle associazioni.

Solo ultimamente gli ambientalisti si cospargono il capo di cenere, ed ammettono l’errore. Dopo che per anni dalla sinistra istituzionale non hanno ottenuto nulla se non bastonate.
Un esempio per tutti. Ricordo diversi anni fa che la signora Bresso, prima che diventasse presidente della Giunta regionale in Piemonte, venne ad una riunione di ambientalisti su una diga che si voleva realizzare nella Valle di Viù, vicino a Torino. La signora Bresso allora era di Legambiente, fors’anche nel direttivo nazionale. Ebbene, venne alla riunione ed esordì con questa frase, che ricordo bene: “Eh, voi ambientalisti, scommetto che siete contrari anche all’alta velocità.” Ci guardammo ammutoliti l’un l’altro: avevamo sentito bene?

Quando dico questo, è ovvio che non voglio dire che la destra sia nel campo suddetto migliore della sinistra: me ne guardo bene. Anche se, ad esempio riguardo proprio alle grandi opere, la sinistra ha spesso fornito maggiori garanzie di realizzazione che non la destra, per lo meno quella squallida, inguardabile di oggi. Non per nulla, Il Sole 24 Ore è sempre stato favorevole ad un governo Prodi che non ad un governo Berlusconi. Ché poi nella destra occorre distinguere. Ad esempio, molti dei padri storici della tutela del paesaggio (allora non si parlava ancora di ambiente) furono di estrazione conservatrice, ma questo discorso lo affronterò più avanti.

So già che adesso molti lettori troveranno in questo post conferma di quello che pensano: Il Fatto sta diventando come Libero. Questi sappiano solo che per scrivere su Il Fatto non ho dovuto sostenere un colloquio da cui evincere se ero di destra o di sinistra. Mi hanno permesso di scrivere perché avrei parlato di tutela dell’ambiente. Ed essa non ha colorazioni di sorta.