Mitt Romney e Rick Perry durante un dibattito

A meno di tre settimane dai caucus dell’Iowa, si scatena la battaglia tra i candidati repubblicani per la conquista del voto cristiano e conservatore dello Stato. Proclami di fedeltà coniugale, esibizione di mogli e figli, interpretazioni della Costituzione attraverso la Bibbia, oltre ovviamente a una ridda di attacchi contro aborto e matrimoni gay: gli sfidanti repubblicani alla Casa Bianca non perdono occasione, in queste ore, per manifestare pubblicamente il loro fervore religioso. D’altra parte, come ci dice Paul Zietlow, che a Urbandale, Iowa, dirige un gruppo vicino ai repubblicani, il Westside Conservative Club, “i religiosi saranno una percentuale molto alta di coloro che voteranno nei caucus”.

L’Iowa è lo Stato del Midwest dove, il prossimo 3 gennaio, prenderà il via il circo delle primarie repubblicane (che qui vengono appunto definiti “caucus”, incontri, riunioni tra gli elettori per scegliere i loro candidati). In Iowa i cristiani non sono soltanto molto numerosi, sono anche ben organizzati. Gruppi, circoli, chiese sollecitano i candidati sui temi dei valori. Chiedono impegni solenni in difesa della fede. Arrivano a far firmare documenti vincolanti ai politici.

L’ultimo, in ordine di tempo, a rendere omaggio ai cristiani dell’Iowa è stato Newt Gingrich, che in queste ore ha firmato il pledge, l’impegno scritto chiesto dal gruppo “Family Leader” per “sostenere i valori conservatori”. Tra le promesse fatte dal candidato, c’è quella di bloccare i finanziamenti a tutte le istituzioni straniere che promuovono l’aborto; c’è la difesa del matrimonio come “esclusiva unione tra un uomo e una donna”; soprattutto, c’è il giuramento di fedeltà nei confronti della moglie Callista.

Non si tratta di una promessa banale per il candidato che tutti i sondaggi danno in testa nei primi Stati dove si voterà (Iowa, South Carolina, Florida; solo in New Hampshire Mitt Romney sembra conservare un esiguo vantaggio). Gingrich è infatti al terzo matrimonio. Di più. Per evitare l’emergere di imbarazzanti scheletri nell’armadio, tali da stroncare il suo percorso verso la Casa Bianca, ha ammesso di aver tradito, durante i precedenti matrimoni. Si tratta di un elemento, l’infedeltà coniugale, che non pare fatto per rassicurare i conservatori religiosi e su cui si sono gettati come avvoltoi i suoi avversari.

A un recente dibattito a Des Moines, Rick Perry, l’ex-governatore del Texas, ha spiegato che “tradire la propria moglie è un elemento da considerare, quando si elegge un leader alla Casa Bianca”. Per spuntare le armi degli avversari, Gingrich ha ammesso che “sì, si tratta di un elemento importante. Talvolta, ho fatto degli errori, ma mi sono presentato davanti a Dio per chiedere perdono”.

Non è soltanto Gingrich a piegarsi esplicitamente alle richieste dei credenti. Proprio Rick Perry, nel disperato tentativo di recuperare una manciata di voti, sta in queste ore invadendo le TV dell’Iowa con uno spot in cui dice di “essere cristiano, contrario ai gay nell’esercito, favorevole alla celebrazione del Natale nelle scuole” (su quest’ultimo punto, anche i più ferventi cristiani non hanno potuto seguirlo. Non c’è notizia, nell’Iowa o nel resto degli Stati Uniti, di istituti scolastici che proibiscano la celebrazione del Natale).

Il tentativo più originale per compiacere la base conservatrice è comunque quello di Ron Paul. Non è un caso. Paul è sicuramente il candidato repubblicano più originale; quello più capace di suscitare l’entusiasmo di una base fatta soprattutto di giovani, affascinata dal suo messaggio libertario, individualista, isolazionista in politica estera. Paul ha citato in queste settimane il Deuteronomio 25.15 per giustificare la supremazia del sistema capitalistico sugli altri ordini politici ed economici. E la storia della cacciata dal Tempio dei mercanti gli è servita per attaccare le politiche della Federal Reserve (che lui vorrebbe abolire). Paul ha anche portato diversi cristiani nel suo team. Il direttore della sua campagna elettorale in Iowa è Michael Heath, già membro della Christian Civic League of Maine. Il responsabile della campagna per i rapporti con il mondo cristiano è invece Doug Wead, un cristiano rinato già collaboratore di George W. Bush. Il fatto che Ron Paul sia un ex-dottore, e che abbia aiutato a nascere centinaia di bambini, potenzia ovviamente le sue credenziali di buon cristiano.

Chi, ancora una volta, dimostra di non respirare con la base del partito è Mitt Romney, in caduta libera nei sondaggi che sino a qualche mese fa lo davano come il grande favorito. Romney è mormone, “e questo è un elemento di sospetto per molti elettori cristiani”, ci dice ancora Paul Zietlow. Le credenziali di Romney, in tema di valori, non sono poi così limpide. Da governatore del Massachusetts, era a favore del diritto all’aborto (una posizione ora respinta). Al popolo religioso, Romney sta quindi ora offrendo la cosa più preziosa: la famiglia. Agli ultimi comizi in Iowa e New Hampshire, ha avuto accanto a sé la moglie Ann, sposata 42 anni fa, con cui ha cresciuto ben cinque figli. Ann è sempre stata piuttosto avara di apparizioni pubbliche, ma le incerte fortuna del marito devono averla convinta a farsi vedere di più in giro.

Le apparizioni della bionda e sorridente Ann non paiono aver però riconciliato Mitt con la base cristiana. Una gaffe all’ultimo dibattito repubblicano in Iowa, sembra anzi aver allontanato ancor di più gli elettori religiosi. Durante un alterco con Rick Perry sulla riforma sanitaria, Romney se ne è venuto fuori con un “scommettiamo 10mila dollari?” per dare più forza alla sua posizione. Una battuta infelice, che non è piaciuta a molti elettori, in tempi di crisi economica. E che non è piaciuta a tanti cristiani, poco inclini a tollerare il gioco d’azzardo.