Chissà se i banchieri, l’1% al mondo che non si cura dell’altro 99%, gli stressatissimi Merkel Sarkozy e Monti, con contorni di lacrime dei loro ministri e di media che fanno parlare gli spread come se fossero umani, in questi giorni di apprensione hanno pensato che gran parte del debito finanziario, che hanno contribuito ad accumulare o hanno permesso che si dilatasse a dismisura, dipende anche dal fatto che siamo in debito con la natura? Quando per imprevidenza dovremo occuparci di miliardi che, prima che alle banche, dovranno fluire per riparare gli effetti del mutamento climatico, faranno pagare ancora i soliti noti che non hanno più occhi per piangere?

Con parecchio ritardo sui tempi previsti, stanotte si è conclusa la Conferenza delle Nazioni Unite di Durban sui cambiamenti climatici. Il presidente Nkoana-Mashabane, a conclusione della seduta Plenaria, ha detto: “Abbiamo fatto la storia”. Il sospetto è che in realtà, più che la storia, i delegati dei paesi in via di sviluppo e di quelli più industrializzati, abbiano invece “fatto storie”.

Ha fatto storie la Cina che, per assumersi qualunque impegno, pretendeva che anche gli Usa facessero altrettanto, riedizione in chiave ambientale degli storici veti incrociati dell’Onu. Hanno fatto storie gli Stati Uniti, la cui amministrazione Obama, seppur più sensibile alle questioni dell’ambiente di quella di Bush e meno condizionata dalle pressioni dei petrolieri, temeva che un provvedimento saggio e lungimirante, ma impopolare nel breve termine, potesse essere di pregiudizio per l’esito delle imminenti elezioni presidenziali.

Ha fatto storie il Canada, che vuole aver mano libera nello sfruttamento dei giacimenti di rocce bituminose dell’Alberta per la produzione di combustibile fossile non convenzionale. Ha perfino fatto storie il Giappone, membro della prima ora del Gruppo dei Responsabili degli Scilipoti ecologici, dimenticando che Kyoto si trova lì.

L’Unione Europea non ha fatto storie (dal momento che già deve rispettare un accordo vincolante e ben più restrittivo di quello che sarebbe potuto uscire dai negoziati), ma non è stata in grado di indurre o di persuadere gli altri a non farne… Quindi il parto notturno è stato un gioco al ribasso:

1) Prolungamento del Protocollo di Kyoto da parte di paesi volenterosi, ma non particolarmente coinvolti nel gioco dell'”Allegro Inquinatore”.

2) Dichiarazione di disponibilità a sottoscrivere un accordo complessivo nel 2015, che sia vincolante nel 2020.

Sempre ammesso, si intende, che esista ancora la sede in cui dovrebbe firmarsi l’accordo. Se venisse scelta un’isola dell’Oceano Indiano o del Pacifico, bassa e senza rilievi, è tutt’altro che scontato… Quindi con questo parto notturno, la montagna ha generato il topolino. I veri Giganti della Montagna, di carbone e di depositi di petrolio, erano infatti già felicemente ripartiti. Lasciandosi dietro, si intende, la loro brava scia di CO2….

Mario Agostinelli e Valerio Rossi Albertini