Da una parte i ferrariani dall’altra i corviniani al centro Casal di Principe, il feudo da conquistare con ogni mezzo. Dall’ordinanza del gip Egle Pilla, che ha portato in carcere 52 persone, 5 ai domiciliari, emerge il sistema per rendere il voto inutile e truccato.

Le elezioni, è la fredda ricostruzione dell’ordinanza, da decenni sono controllate dal crimine che elegge suoi uomini con i sistemi più disparati. I corviniani fanno riferimento alla famiglia Corvino, da anni protagonista della politica a Casale, vicini a Nicola Cosentino, i ferrariani alla famiglia Ferraro con il capostipite Nicola sotto processo per camorra e ras dell’Udeur in terra casertana. Ma anche lo scontro tra famiglie è finto, chi vince alla fine è sempre la camorra. Lo confessa candidamente un pentito in riferimento alle comunali del 2007. Si sfidavano da un lato Cipriano Cristiano, appoggiato da Forza Italia e Alleanza Nazionale e dall’altro Sebastiano Ferraro (oggi consigliere provinciale), sostenuto da Udeur e Margherita. Nell’operazione di ieri sono stati entrambi arrestati, il collaboratore Luigi Grassia spiega nell’interrogatorio dell’aprile scorso: “ In tutta sincerità, che per noi del clan o vinceva Cipriano come poi ha vinto o vinceva Ferraro era sempre la stessa cosa, nel senso che chi comandava eravamo sempre noi e di politici di qualsiasi bandiera seguivano le nostre richieste, nel senso che eseguivano i nostri ordini specie in materia di appalti”.

Per condizionare il voto sia nel 2007 che nel 2010 ( al comune così come alla provincia) i politici al soldo del clan si inventano di tutto. Il primo strumento è la compravendita. Il racconto di testimoni e pentiti parla di un’Italia povera e umiliata come nel dopo guerra. I fratelli Corvino, figli d’arte il padre Gaetano già condannato aveva ospitato un summit di camorra, erano legatissimi a Nicola Schiavone, figlio di Sandokan. La politica nel nome dei padri. Antonio Corvino, Udc poi Pdl, da assessore e poi consigliere, forniva indicazione al clan in occasione di lavori edili o concessioni in modo da imporre i fornitori e tangente. Alle elezioni Antonio Corvino si comprava i voti con tariffe da 50 a 100 euro e Sebastiano Ferraro per tutta risposta alzava il prezzo. Ecco il racconto di Salvatore Caterino: “Ferraro Sebastiano che io ben conosco, proprio nel corso della campagna elettorale, mi disse che siccome lui sapeva per certo che Corvino Antonio offriva cento euro per ciascun voto, era disponibile ad offrirne lui stesso 150,00, a chi avesse votato lui invece che il Corvino”.

Stesse modalità nelle comunali del 2007 quando Corvino diventa assessore in quota Forza Italia e alle provinciali del 2010 quando Sebastiano Ferraro per l’Udeur varca la soglia del consiglio provinciale. Angelo Ferraro, fratello di Sebastiano, anche lui arrestato, invece, nell’ultima giunta comunale di Casale diventa addirittura assessore con delega ai beni confiscati.

Non solo soldi anche promesse di posti di lavoro, blocchetti di buoni pasto e ogni genere di mercanzie per comprare il consenso. Oltre i soldi c’era un altro sistema raffinato. In primis la scheda ballerina. Meccanismo semplice, l’organizzazione forniva al primo elettore pagato una scheda vidimata e firmata dagli scrutatori, ma già votata. Dopo averla infilata nell’urna doveva uscire con quella bianca e il giro poteva continuare all’infinito. A Casale di Principe durante le elezioni si compie un altro miracolo. Vanno a votare anche i testimoni di Geova che sono contrari così come malati gravi, disabili, persone da anni domiciliati nel Nord Italia che, in realtà, non hanno mai varcato la soglia del seggio. L’organizzazione monitora chi non vota per fede o per impossibilità fisica di malattia o lontananza, poi prepara la documentazione. Assolda persone che, tramite funzionari comunali compiacenti, ottengono un duplicato della tessera elettorale del soggetto non votante, infine si recano al seggio con una carta di identità falsa riportante le generalità dell’astensionista. Ma non solo. Dalle indagini risulta che alcune persone hanno votato sotto falso nome senza presentare neanche il documento di identità grazie al riconoscimento compiacente del presidente di seggio. Dati, infatti, che non sono riportati nella lista elettorale dove non appare neanche la firma dello scrutatore. Gli investigatori sono risaliti ad Arturo Cantiello, presidente di seggio della sezione incriminata, che copriva i falsi elettori. E’ un avvocato penalista che difende la famiglia Russo ed è un esponente locale del partito democratico che nell’occasione favoriva l’ascesa degli esponenti candidati con Udeur e Forza Italia. Dalle liste elettorali grazie a funzionari comunali compiacenti non erano stati cancellati neanche alcuni appartenenti al clan dei Casalesi pur avendo perso il diritto al voto. Per Casale di Principe suonano profetiche le parole di uno degli arrestati Demetrio Corvino che prima delle comunali del 2010 chiarì: “ Tanto anche se non vinciamo noi …. e non ci andiamo sul comune ….ma comandiamo sempre noi”.