Fin dall’inizio avremmo dovuto notare che il governo Monti ha due missioni. Una è liberarci dalla vergogna di Berlusconi e dal ridicolo nel mondo, oltre che della totale incapacità di governare di Brunetta, Sacconi, Gelmini, Romani e Romano (con relativi carichi pendenti). La seconda missione, che tiene in ansia (a momenti, si direbbe, in ammirazione) tutta l’Europa, è di fronteggiare la gravissima crisi economica evitando la scomparsa del nostro Paese e una ferita a morte per l’Unione.

La prima missione è riuscita, con plauso e successo che ha coinvolto i più prestigiosi quotidiani del mondo (vedi l’intera pagina del New York Times dedicata a Napolitano che ha saputo rendere possibile questa missione). Mentre scrivo è impossibile non notare che Monti è arrivato in tempo per impedire che il rappresentante del clan dei Casalesi, certo Nicola Cosentino (fonte: la Procura di Napoli) sedesse ancora nel Consiglio dei ministri italiano, nonostante l’evidente conflitto di interessi.

La seconda missione è quella del grande esperto che deve riparare il disastro di un lungo e incosciente vuoto di governo. Da tecnico, Mario Monti sembra essersi ispirato a tre realistici criteri: tagliare si deve; per essere alto, un taglio deve essere esteso; l’equità è un principio da rivendicare, ma senza compromettere la quantità necessaria e senza misurarsi con il compito impossibile di affrontare la ricchezza. Considerate che un grande limite sono i tempi stretti. I poveri (i pensionati da 1000 euro privati della indicizzazione) si trovano subito, i ricchi no. Si è tornati alla precauzione di arrestare tutti gli anarchici quando il re arrivava in città.

Infine: ogni audacia di tipo “sociale” irrita i mercati. Come è noto, i mercati turbolenti creano perdite, dunque impoveriscono i poveri. Ne consegue che agire con cautela sul versante della ricchezza, in modo da non scatenare nuove speculazioni (a quanto pare vi è un rapporto di causa ed effetto), vuol dire salvare un pò i meno abbienti. In questo senso possiamo parlare di equità. Equità pagata dai poveri. Quella pagata dai ricchi non esiste in natura. E forse a questo pensava Elsa Fornero, persona seria e sensibile, ma anche rigorosamente competente, quando le si è spezzata la voce, in quel momento della verità da non dimenticare.

Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2011