Il mondo FQ

Petrolio, Ubs: “Scorte mondiali vicine al livello minimo degli ultimi 10 anni, si rischia una nuova impennata dei prezzi”

L'ultimo report della banca svizzera riferisce che le riserve globali si attestavano a 8,2 miliardi di barili a fine febbraio e a fine maggio toccheranno quota 7,6 miliardi
Petrolio, Ubs: “Scorte mondiali vicine al livello minimo degli ultimi 10 anni, si rischia una nuova impennata dei prezzi”
Icona dei commenti Commenti

Il blocco dello Stretto di Hormuz continua a dispiegare i propri effetti sul mercato petrolifero. Secondo le stime di Ubs le scorte mondiali di greggio si stanno avvicinando al livello minimo degli ultimi 10 anni con il rischio di un nuovo balzo dei prezzi. Nel suo ultimo rapporto la banca svizzera riferisce che, malgrado la minore domanda e le misure dei governi come il rilascio delle riserve strategiche, a fine maggio il contenuto dei depositi toccherà il livello più basso: 7,6 miliardi di barili. Anche il ceo di Exxon Darren Woods alla Cbs ha detto che, quando si arriverà al livello minimo di scorte nel caso di un prolungarsi del blocco di Hormuz, si rischierà un rialzo delle quotazioni e conseguenze negative sull’economia.

Il team della banca specializzato in petrolio e gas, guidato dall’economista Arend Kaptyen, ha affermato in una nota che le scorte globali si attestavano a circa 8,2 miliardi di barili alla fine di febbraio, vicino al limite superiore dell’intervallo registrato nell’ultimo decennio, ma sono poi scese a circa 7,8 miliardi di barili alla fine di aprile.

Il minimo storico dei 7,6 miliardi di barili verrà raggiunto circa un mese più tardi rispetto a quanto previsto inizialmente dalla banca, a causa di una combinazione di fattori: il calo della domanda, i prelievi dalle riserve strategiche di petrolio e le deroghe concesse sul petrolio iraniano e russo in transito, elementi che hanno temporaneamente rallentato il ritmo dei prelievi dalle scorte. UBS ritiene che gli effetti di queste misure stiano ora svanendo e “le riserve sono ormai in gran parte esaurite“.

Mentre le scorte continuano a diminuire, avverte UBS, i prezzi del petrolio dovrebbero diventare “sempre più convessi e volatili” e ha segnalato un “rischio di acquisti dettati dal panico se la dislocazione fisica si intensifica e lo Stretto di Hormuz rimane chiuso”, uno scenario che eserciterebbe ulteriore pressione su un sistema energetico globale già sotto stress. Questa dinamica potrebbe favorire gli interessi di Teheran. Più a lungo l’Iran temporeggia, più si restringe l’offerta globale, aumentando la pressione economica sull’amministrazione Trump affinché raggiunga un accordo che riapra lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20% del petrolio mondiale, e stabilizzi i mercati energetici.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione