“Obiettivo zero”: zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero decessi relativi all’Hiv. E’ questo il tema a cui si ispira la giornata mondiale contro l’Aids che il primo dicembre di ogni anno dal 1987 rinnova la sua campagna di sensibilizzazione nei confronti di un virus che ha ucciso oltre 30 milioni di persone. Una lotta per cui si batte il Fondo globale per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi, un partenariato internazionale che raccoglie e distribuisce risorse per prevenire e combattere le tre malattie con oltre 600 progetti in 140 paesi del mondo. E con cui l’Italia ha un conto in sospeso per milioni di euro.

Dal 2009 l’Italia ha lasciato il suo posto singolo all’interno del nostro Consiglio di amministrazione – spiega Christoph Benn, responsabile delle relazioni esterne del Fondo – e da allora condivide il suo seggio con la Spagna, un altro paese che nel 2010 ha fatto fronte solo in parte agli impegni presi”. Il declassamento è avvenuto proprio due anni fa, a causa della prima insolvenza. Allora, nel corso del G8 a L’Aquila, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva ricordato che l’Italia era in “leggero ritardo” nel versamento dei fondi, ma aveva garantito a breve una donazione di 160 milioni di dollari. Tuttavia quei soldi, che non sono mai arrivati, non avrebbero nemmeno “saldato” il conto che per di più, secondo fonti del Fondo globale, ammontava a 183 milioni di dollari. Ad aggravare la situazione il mancato pagamento della stessa cifra nel 2010, per un totale ad oggi di 260 milioni di euro. Un trend di insolvenza che il nuovo esecutivo dovrà affrontare.


Video di Giovannij Lucci

“Non abbiamo ancora parlato con il governo Monti – prosegue Benn – visto che in queste settimane l’Italia sta attraversando un importante momento di transizione politica. Però contiamo di farlo nei primi mesi del 2012”. Un incontro che diventa urgente anche a fronte del biennio 2011-2013, per il quale il nostro paese non ha fatto alcuna promessa di stanziamento, e del debito dei due anni precedenti. Riuscirà il Belpaese a saldarlo? “Ci auguriamo che riesca a farlo almeno in parte, visto che si trattava di impegni ufficiali presi da Palazzo Chigi. Per il Fondo è importante che i governi tengano fede alle promesse di finanziamento. Solo così riusciamo a programmare l’assistenza e la prevenzione nei paesi in cui operiamo. Dall’altro lato, dare un segnale di aiuto contribuirebbe alla buona reputazione dell’Italia”. Infatti nel 2009 siamo stati l’unico paese a non elargire i finanziamenti e l’anno successivo Zapatero è riuscito a fare fronte solo parzialmente alla cifra pattuita. Ma se una parte è meglio del nulla, il contributo dell’Italia, al contrario, “è stato vicino allo zero”. La crisi inoltre potrebbe avere un impatto negativo sulla capacità di sostegno finanziario, anche se Benn spiega che “il momento peggiore sarà nel prossimo biennio”, quando l’eurozona, secondo le previsioni degli ultimi giorni, entrerà in recessione. Ma di certo, conclude, “non possono essere i poveri e gli indifesi a pagarne il prezzo”.

Il Fondo globale, che garantisce assistenza a milioni di persone, oggi ha pubblicato dati importanti riguardo al progresso delle sue attività. Nell’ultimo anno infatti il numero delle madri curate contro la trasmissione del virus ai loro bambini è aumentata del 30% (da 1 a 1,3 milioni), test Hiv e sportelli informativi cresciuti del 27% (coinvolgendo da 150 a 190 milioni di individui) mentre registra +10% la quantità di pazienti che riceve il trattamento retrovirale (da 3 a 3,3 milioni).

Con una disponibilità di risorse di 22.6 miliardi di dollari, il Fondo assiste circa la metà dei malati di Aids nei paesi poveri, contribuisce per i due terzi ai finanziamenti totali contro tubercolosi e malaria e opera in 140 paesi. Questi risultati dimostrano cosa si possa raggiungere con lo sforzo e collaborazione. A cui anche l’Italia deve contribuire.