Niente più Expo. Stefano Boeri paga così le sue critiche alla gestione dell’evento da parte di Giuliano Pisapia. Il sindaco, dopo due giorni di consultazioni con assessori e consiglieri di maggioranza, si è chiuso nel suo ufficio di Palazzo Marino e dopo circa un’ora ha deciso di accordare all’architetto una prova d’appello: lo ha confermato assessore a cultura, moda e design. Mentre la delega a Expo sarà assegnata a un comitato interassessorile di cui è presumibile che Boeri farà parte con dei ruoli chiari e ben definiti.

Determinate per la risoluzione del conflitto è stata l’intervista che Boeri ha rilasciato a Repubblica nella quale si è scusato per le critiche rivolte al sindaco, pur rivendicando una propria autonomia. Ma la rottura, già rimandata a luglio, appare ai più semplicemente rinviata: “Aspettiamo che si spengano i riflettori, così potremo affrontare con maggior serenità il rapporto” tra i due, confida uno degli esponenti del Pd che hanno gestito e ricucito la crisi in questi giorni fino a coinvolgere il segretario del partito, Pierluigi Bersani. Il partito che ha candidato alle primarie e poi alle comunali Boeri, di fatto, ha svolto un ruolo chiave nella risoluzione del conflitto, stringendosi intorno al suo capodelegazione e suggerendo al sindaco di non compiere un “errore politico”, ovvero l’estromissione di Boeri dalla giunta.

In cambio il gruppo consiliare a Palazzo Marino ha assicurato al sindaco non solo la piena disponibilità a continuare a condividere le sue posizioni, ma soprattutto a controllare l’operato dell’assessore. “Saremo il primo controllore, rigoroso, della lealtà e del rispetto della collegialità” da parte di Boeri, ha detto il capogruppo democratico Carmela Rozza. Ma il Pd ha invitato Pisapia a far sì che “riparta una nuova fase con più collegialità nelle decisioni e nella comunicazione”. La stessa mancanza di collegialità dunque che il sindaco rimprovera a Boeri, gli è rimproverata oggi dal Pd. Politicamente, dunque, Pisapia deve cedere una parte dell’autonomia decisionale che finora ha rivendicato con forza, sin dalla composizione della giunta, a favore di quel Pd che in Consiglio è determinante per la maggioranza.

Se c’è un vincitore è il popolo Arancione, che in questi giorni ha più volte richiesto l’unità della coalizione che aveva permesso di espugnare Milano e che si è per la prima volta spinto a criticare le posizioni del sindaco. Ne escono ridimensionati Pisapia e Boeri: il primo perché ha dovuto fare i conti per la prima volta con il potere della politica e fosse stato unicamente per lui avrebbe deciso diversamente; l’altro perché perde la titolarità, quanto meno esclusiva, di una parte del suo più recente percorso professionale, quell’Expo del cui masterplan era stato uno dei firmatari e che aveva contribuito a far vincere a Milano.