Un legale del pool No Tav mi ricorda giustamente che ricorre in questi giorni il decennale della sentenza con cui la Corte di Cassazione penale smontò la teoria secondo cui Silvano Pelissero, un anarchico torinese, era stato accusato di 270 bis Codice Penale (“associazione con finalità di terrorismo  o di eversione dell’ordine democratico”), furto, incendio, fabbricazione di ordigni esplosivi e detenzione di esplosivo, in relazione ad alcuni attentati legati alla possibile realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione. Dopo la sentenza della Cassazione cadde l’accusa di associazione con finalità di terrorismo, derubricata in associazione semplice.

Si potrebbe liquidare la vicenda come un semplice errore giudiziario, se non fosse che Pelissero ne uscì distrutto e se non fosse per un altro aspetto ancor più drammatico. Insieme al Pelissero, il 5 marzo 1998, furono arrestati con identiche accuse altri due anarchici, Maria Soledad Rosas e il suo compagno Edoardo Massari. La prima chiamata “Sole” e il secondo “Baleno”. Il Massari fu trovato impiccato nella sua cella del carcere delle Vallette di Torino il giorno 28 dello stesso mese; la Rosas fu invece trovata impiccata l’11 luglio 1998 nella comunità “Sottoiponti” di Bene Vagienna, dove scontava gli arresti domiciliari.

Le accuse in primo grado erano state sollevate dai Pubblici Ministeri Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo.

Sono trascorsi tanti anni da allora, ma vi è un tragico, inquietante, ripetersi di eventi. Ora come allora, chi si oppone alla linea ferroviaria è accusato di essere un anarco-insurrezionalista. La teoria ancora una volta è che dietro la lotta contro il treno inutile si nascondano finalità eversive, come quelle poi smontate dalla Cassazione di cui erano stati accusati Pelissero, Soledad e Massari.

È utile ricordarlo e rimarcarlo. Viviamo tempi bui, in cui, allora come ora, devi stare attento a come ti muovi, a cosa dici, a cosa esterni, pena l’accusa di essere etichettato come terrorista. Tempi in cui, allora come ora, la Procura è decisamente molto solerte contro chi si oppone alla linea inutile. Lo dimostra, tra gli altri fatti, la perquisizione a casa di Alberto Perino eseguita il 17 giugno di quest’anno dalla Digos, di cui è responsabile quel Giuseppe Petronzi già testimone proprio nel processo Pelissero.

Viviamo tempi bui, in cui a comandare davvero sono le banche e lo Stato ti toglie sempre più i servizi essenziali, ti costringe a morire di vecchiaia sul lavoro. Ti devasta il territorio e guai, guai se ti ribelli o se solo alzi la voce.

Scriveva Sole, prima di morire: “Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici e non sanno cosa farsene di noi perché non siamo i loro schiavi.”