Si scambieranno probabilmente i ruoli, il presidente russo Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin in vista della doppia tornata elettorale che attende il Paese: elezioni politiche a dicembre e presidenziali a marzo 2012. Il filo conduttore tra i due candidati è il partito a cui appartengono, Russia Unita, che ha approvato all’unanimità (con votazione a scrutinio segreto) la candidatura di Putin alle presidenziali del 4 marzo. “Sono riconoscente a Dmitri Anatolevich Medvedev e al congresso di Russia Unita, di avermi designato e di avermi chiesto di essere candidato alla carica di presidente della Russia. Certamente, accetto questa proposta con riconoscenza”, ha dichiarato l’attuale premier russo dopo aver incassato 614 voti favorevoli su 614 votanti. Medveded invece sarà il capolista del partito in vista del voto legislativo del 4 dicembre. I due si vorrebbero quindi passare il testimone: “Votare per Russia Unita a dicembre significa votare per Putin presidente”, ha detto il leader del Cremlino Medvedev intervenendo al congresso del partito, che detiene la maggiornaza dei voti alla Duma.

Difficile per le opposizioni trovare spazio, anche se i sondaggi danno il partito di Putin in calo: Russia Unita guadagnerebbe il 53%-54%, in calo del 10% sul 2007. In flessione anche il rating del tandem al potere, dopo che l’ex funzionario del Kgb e Medvedev hanno annunciato di volersi scambiare i ruoli. Il premier resta ancora l’uomo più popolare del Paese, come ha ammesso nuovamente oggi il presidente per giustificare la sua rinuncia, ma nell’aria si avvertono alcuni segni di insofferenza: Putin è stato fischiato domenica scorsa allo stadio Olimpiski durante un incontro di arti marziali, così come il suo vicepremier, Dmitri Kozak, salito al suo posto sul palco di un concerto antidroga a San Pietroburgo. All’interno del partito, lo scontento è tangibile: dopo le candidature dei due leader annunciate a settembre, senza consultare neppure i vertici, e il crollo di consensi nei sondaggi, alcuni delegati hanno sussurrato di sperare in un cambiamento dopo le votazioni di dicembre. “Certo, qualche problema interno lo abbiamo. Il rating del leader, ad esempio, è molto più alto di quello del partito. Ma dipende anche dalla lotta pre-elettorale, ora tutti ci danno addosso”, dice Viktor Koriatin, membro di Russia Unita.

Se Putin vincesse le elezioni stabilirebbe un nuovo record di permanenza al Cremlino. L’ex funzionario del Kgb ha alle spalle già due mandati: nel 2000, come presidente facente funzioni durante la malattia del suo predecessore e nel 2004. Quattro anni dopo, aveva lasciato il posto all’”amico” Medvedev, per quella che molti considerano una soluzione di comodo, per consentire a Putin di scavalcare l’ostacolo costituzionale dei tre mandati consecutivi. Lo scorso 24 settembre Medvedev aveva formalmente rinunciato alla corsa al Cremlino a favore di Putin, definendo quest’ultimo il leader più forte e poplare del Paese. In più, grazie alla modifica della legge costituzionale proposta nel 2008 da Medvedev, l’incarico presidenziale è stato esteso da quattro a sei anni. Quindi Putin potrebbe essere il futuro presidente della Russia fino al 2024.

La campagna elettorale è già iniziata:  Putin ha lanciato una nuova offensiva contro le potenze straniere che “tentano di interferire nelle elezioni russe finanziando ong e oppositori”. Un’accusa già avanzata in occasione delle precedenti elezioni legislative del 2007, quando il premier russo si scagliò contro l’opposizione liberale bollandola di “sciacallaggio al soldo degli stranieri”. “Io so che alla vigilia delle elezioni alla Duma statale e delle presidenziali russe i rappresentanti di certi Stati stranieri riuniscono coloro a cui danno i soldi come destinatari di ‘grant’ (sovvenzioni, ndr) e li invitano a fare un apposito lavoro per influenzare l’andamento della campagna elettorale del nostro Paese”, ha sostenuto davanti ad una platea di 11 mila delegati riuniti a congresso nel palazzetto dello stadio Luzhniki di Mosca. “Questo è un lavoro inutile, sono soldi buttati al vento. Innanzitutto perché Giuda non è il personaggio biblico più rispettato dal nostro popolo, poi perché sarebbe meglio se questi soldi fossero usati per pagare i loro debiti statali e finissero di distribuire fondi per una politica estera inefficace e costosa”, ha proseguito con sarcasmo, togliendo ormai definitivamente il palcoscenico al presidente uscente Dmitri Medvedev.