I sostenitori di Silvio Berlusconi fuori dal tribunale di Milano nell'aprile scorso

Meglio Ruby Rubacuori di Martin Heidegger. Meglio il Palazzo di Giustizia di Milano dell’Università Statale. Meglio lo scandalo delle feste di Arcore che fa vacillare Silvio Berlusconi, a una lezione sul filosofo tedesco. La signora Rita non ci ha pensato due volte. Questa mattina si è alzata presto presto. Cappotto lungo, stivali scuri, un tocco di vanità, orecchini vistosi e l’amato taccuino. Via di corsa verso il centro della città e dentro a una tiepida giornata d’autunno. Via Manara. Poco dopo le nove mattina, Rita entra, passa il metal detector. A quell’ora in tribunale c’è poca folla. Primo piano. Davanti al banchetto dei carabinieri si registra. “Giornalista o avvocato?” chiede il maresciallo. Macchè Rita è il pubblico. Firma ed entra. Si muove tranquilla sotto i soffitti alti. Il palazzo lo conosce dai tempi del processo Parmalat. “Mia figlia è parte lesa”, dice. Da lì segue tutto. “Anche quello su Abu Omar – racconta – durante la requisitoria del dottor Spataro mi sono commossa”.

Oggi non ci sarà da commuoversi. Oggi ai nastri di partenza c’è la storia delle cene eleganti a villa San Martino con Berlusconi, Fede, Mora (i due imputati in processo stralcio) e le ‘Olgettine’. Poco dopo le dieci arriva l’accusa. Giornalisti e pubblico sono già in aula. Rita chiacchiera con un ragazzo. Mentre Carlo, pensionato della Barona, per esserci ha rinunciato a una gita sul lago di Como con gli amici della bocciofila. L’appuntamento però lascerà alla cronaca solo questioni formali: l’ammissione di oltre 200 testimoni e di tutte le intercettazioni, tranne i tabulati della questura.

Ilda Boccassini, che solo sabato scorso ha incassato 110 condanne per mafia, non c’è. C’è, invece, Antonio Sangermano, il pm che per primo ha raccolto le annotazioni degli agenti del commissariato Monforte su quella ragazza, Karima El Mahroug, fermata in corso Buenos Aires il pomeriggio del 27 maggio 2010. C’è la difesa al completo con gli avvocati parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo. Ghedini si trascina dietro un trolly zeppo di documenti. In aula si intrattiene a chiacchierare con Nadia Alecci, il legale di Emilio Fede.

Poco dopo le dieci ecco la corte. Il presidente Giulia Turri batte la mano sul tavolo. Davanti a sé oltre cinquanta pagine di documento in cui risponderà ai punti sollevati dalla difesa di Berlusconi. Il brusio dei tanti giornalisti si smorza rapidamente. Pochi secondi e inizia a leggere l’ordinanza con cui, due ore e mezza dopo, il collegio ha respinto tutte le eccezioni sollevate dai legali dell’ex presidente del Consiglio. La Turri legge senza mai alzare lo sguardo. Snocciola parole una in fila all’altra. E solo in conclusione rilancia l’unica vera notizia di questa giornata di melina. La corte accoglie tutti i testimoni di accusa e difesa: 214 persone. Tradotto: in aula passeranno il calciatore del Real Madrid Cristiano Ronaldo, Daniela Santanchè, Maria Stella Gelimini, Mara Carfagna, Franco Frattini, Elisabetta Canalis, George Clooney e Belen Rodriguez. Le due politiche del Pdl saranno chiamate per la loro partecipazione alle “cene-serate presso la residenza di Arcore di Berlusconi e sulle modalità di svolgimento di tale eventi conviviali”. Mentre la presenza del calciatore portoghese serve a testare l’attendibilità della stessa Ruby. La marocchina, infatti, ha messo a verbale di aver passato una notte con Ronaldo, il quale la pagò 4mila euro.

Della lista fanno parte anche le 33 ragazze che sono state ospiti ad Arcore. Ruby compresa. Non ammesse, invece, Ambra Battilana e Chiara Danese, le due ex miss piemontesi che si sono costituite parte civile nel troncone che vede imputati Fede, Mora e Minetti. La loro versione, ha deciso il tribunale, potrà essere esposta direttamente in aula.

La corte ha poi bocciato le eccezioni della difesa sull’inammissibilità delle intercettazioni. Tutto dunque sarà trascritto e prodotto in aula. Tutto tranne i tabulati che riguardano la questura e quelli del cellulare del capo di gabinetto Pietro Ostuni. Nel processo, quindi, non entreranno le telefonate con l’ex premier. La decisione è dovuta alla mancata autorizzazione della Camera. “Noi siamo tranquilli – ha detto Ghedini – , basta leggere quanto dichiarato da Ostuni a verbale per capire che la concussione non c’e”. Quindi ha rilanciato sulla scelta della corte di respingere l’eccezione della difesa sul ritarda iscrizione del registro degli indagati di Berlusconi. “Il collegio – ha proseguito Ghedini – ha detto, in sostanza, che la Procura fa quello che vuole”.

Un lavoro aggiuntivo, invece, spetterà ai magistrati per quanto riguarda tutto il materiale sequestrato durante le perquisizioni del gennaio scorso nelle case di alcune ragazze in via Olgettina a Segrate. In sostanza, la corte vuole sapere dai magistrati in che modo acquisirono quei dati informatici. Nulla di grave. Solo una questione formale.

Il resto dell’udienza si gioca tutto nel loggione del pubblico. Con Rita che appunta le prossime date. Mentre Carlo fruga nel borsello. “Ho bisogno di una sigaretta”, dice e saluta. Altri se ne vanno. Il prossimo appuntamento è fissato per il 2 dicembre quando in aula si inizierà a fare sul serio con le testimonianze degli agenti della polizia giudiziaria. Sul tavolo l’inizio dell’inchiesta: il fermo di Ruby, il passaggio al commissariato Monforte quindi la notte in questura. Quella della telefonata di B. Della presunta concussione. E dell’arrivo della consigliera regionale Nicole Minetti. (Da. Mil)