Inizierei dalla disinfezione semantica. L’Italia non è commissariata. E’ stata la maggioranza del corpo elettorale italiano a firmare scientemente l’atto di incapacitazione collettiva votando un satrapo stolido e avido, circondato da cricche fameliche. E’ stato il corpo elettorale italiano a fidarsi di un ministro platealmente inadeguato alla formulazione della politica economica e vieppiù inebetito dalla gravità della crisi. Quel Tremonti così loquace nel pontificare sui mirabolanti successi e i conti in sicurezza si è incerottato le labbra, dandosi alla macchia mediatica.

Nella tenaglia della bancarotta, la lucidità di Berlusconi scivola in coma profondo: “Noi pensiamo che l’avventarsi sui titoli del debito italiano sia una moda passeggera”, oppure “”L’Italia non sente la crisi nel modo spasmodico che appare nella rappresentazione che ne fanno i giornali”. Il Financial Times gli infligge un titolo devastante:In nome di Dio, vattene!”.

Gli elettori che votavano con sicumera questo disastro adesso tremano per le conseguenze di quelle crocette improvvidamente apposte. Dietro richiesta dei partner europei il Fondo Monetario Internazionale ha approntato da settimane un cordone sanitario intorno al lazzaretto italiano.

Perché bisogna affidare il programma di stabilizzazione a un organismo come il Fmi? Perché l’Italia, da decenni, senza un vincolo esterno deraglia. Perché le istituzioni europee sono un guazzabuglio burocratico-assembleare in cui i poteri sono bizantinamente frazionati e demandati alla concertazione dei governi nazionali. In 12 sotto il direttorio renano si poteva procedere. Con 27 sedie attorno al tavolo solo i saluti e i discorsi introduttivi (meno di 10 minuti a testa) prendono 4 ore. Il Parlamento europeo è un misero orpello quando si tratta di decisioni efficaci.

Per di più il Fondo Salva-stati, di fatto la Grande Madre di Tutti i Titoli Tossici, non è operativo ancora, né si sa come funziona in pratica e tantomeno come dovrebbe legalmente imporre le sue condizioni. Alla Bce addirittura è vietato dai Trattati di intervenire per sostenere le finanze pubbliche di uno stato membro. Quindi la lettera di Draghi e Trichet è inefficace di fronte a un governo recalcitrante dedito agli espedienti.

Al contrario, il Fmi, che agisce in emergenza come un medico chiamato sulla scena di un incidente grave, ha il pieno mandato istituzionale per far rispettare le condizioni negoziate. Cosa succederà? Esiste una gamma di interventi, da un “programma ombra”, in cui il paese sotto tutela si impegna a raggiungere degli obiettivi ma senza ottenere finanziamenti. Tipicamente però il governo chiede un prestito “standby” per 18-36 mesi con rate sborsate a intervalli predefiniti, ma solo dopo una verifica sulla tenuta dei conti e l’implementazione delle riforme. Nel caso italiano, che per dimensioni sarebbe di gran lunga il maggior intervento della sua lunga storia, il Fmi ha ventilato l’acquisto di titoli italiani sul mercato, novità assoluta per “la banca delle banche centrali”.

Quali saranno gli impegni richiesti all’Italia? Innazitutto la Lagarde ha detto in termini neanche troppo diplomatici che Berlusconi non è un interlocutore di cui fidarsi, quindi se non sgombra non si parte. Le misure saranno quelle indicate da alcuni decenni, come il sistema contributivo per tutti i lavoratori, la fine dei monumentali sprechi nella sanità e negli enti pubblici, i costi della politica, cioé le centinaia di migliaia di parassiti, la flexicurity, il censimento del patrimonio dello Stato. Insomma, la lettera di Trichet e di Draghi, fornirà l’àncora al programma “standby”. Possibilmente corredato da ulteriori strette contro la corruzione e l’evasione fiscale.

Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2011