L’esperienza personale vale più di qualunque dichiarazione ufficiale o lavoro clinico. O quanto meno dovrebbe servire, come è successo a me, a cercare certezze.

Soffro di ipertensione da più di 15 anni sempre curata con Cibadrex. Ho usato il farmaco generico per qualche giorno.

Sembrerebbero uguali, ma hanno eccipienti diversi che veicolano il farmaco all’interno dell’organismo in modo differente, ed io dopo dieci gorni di utilizzo mi accorgo, a causa della cefalea insorta, che la mia pressione si era scompensata. E’ bastato ritornare al farmaco tradizionale per avere valori nella norma. Leggendo attentamente la legislazione: ”Il prodotto ‘generico’ (introdotto dall’art. 130, comma 3 della L. 28.12.1995, n. 549) è una specialità medicinale definita come “essenzialmente simile”.

Essenzialmente simile vuol dire uguale o no? Altrimenti c’è il rischio che essendo certi di prendere un farmaco uguale si rischia, nel caso degli antipertensivi, un ictus o un infarto. Quanti di voi hanno usato un Aulin o un Nimesulide? Probabilmente entrambi provocano microemorragie gastriche (come indicato nei rispettivi foglietti illustrativi), ma almeno il primo ha un efficace effetto antinevralgico!

Credo che qualcuno debba dirci che i farmaci generici e i principali sono assolutamente uguali da un punto di vista farmacologico. Invece il verbo più usato è il condizionale.

Naturalmente si deve risparmiare, a pari effetti curativi, e allora si potrebbe:
1. Consegnare, come negli  Usa, il quantitativo di farmaco utile alla terapia.
2. Produrre un solo farmaco con risparmio certo, pensate alle linee di produzioni doppie, alle confezioni e al loro smaltimento.

In questa direzione andava la mia richiesta alla Sifi (Società industria farmaceutica italiana) per poter inserire un numero di monodosi utili a coprire il periodo postoperatorio dell’intervento di cataratta. Attualmente questo collirio, Netildex, contiene 30 monodosi mentre per le linee guida occorre usarne 4 al giorno per 8 giorni, da qui la mia richiesta di avere 35 dosi. Questo per non far acquistare due confezioni con spese inutili e smaltimento di plastica, carta e farmaco residuo. La risposta citava fra le altre difficoltà: “in teoria esiste la possibilità di cambiare le confezioni di vendita di un farmaco, ma trattandosi per l’appunto di un farmaco si tratta di modifiche (seppure minori) al dossier di registrazione che, come tali, vanno presentate all’autorità competente, ovvero all’Aifa”.

Credo che un intervento ufficiale del ministro della Salute Fazio atto a derimere le perplessità che tutti, addetti al settore, medici, pazienti, hanno sull’uguaglianza terapeutica dei farmaci equivalenti e tradizionali sia indispensabile. Altrettanto indispensabile è valutare se la concorrenza sia utile senza certezze terapeutiche sovrapponibili e se sia utile diminuire le limitazioni di registrazione  in caso di esclusiva variazione di quantitativo del farmaco. Solo dopo questi chiarimenti potremo pensare a una larga diffusione dei generici.

Per tornare al mio antipertensivo, negli anni il numero di pastiglie presenti nella confezione sono diminuite proporzionalmente all’aumento del ticket, fino ad arrivare alle attuali 14; due scatole non bastano per un mese! E i pazienti fanno la fila dai medici per la prescrizione e loro scrivono sempre più e visitano sempre meno, mentre carta e plastica aumentano.

Ministro della Salute, sarebbe così cortese da rispondere a un collega che prende le veci di tutti i pazienti-cittadini che, come me, sono confusi?