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di Fabio Scacciavillani | 16 ottobre 2011

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Thomas Sargent,
Nobel atipico

Se mai incontrerete Thomas Sargent per strada o al supermercato l’ultima cosa che vi verrà in mente è di trovarvi di fronte ad un premio Nobel. E anche se vi capiterà di sedere in un seminario accanto a lui, nulla nei suoi modi tradirà il fatto di essere uno dei professori di economia più famosi del mondo. Tom è di una semplicità disarmante. La prima volta che si assiste ad una sua lezione o ad una sua conferenza sembra che la timidezza lo sovrasti. A tratti sembra persino non troppo convinto di cosa stia spiegando. Durante un workshop sembra che parli un po’ sovrappensiero. Insomma quanto più distante si possa immaginare dai sedicenti aspiranti al Nobel che strillacchiano insultando.

Macroeconomic Theory fu il primo libro di testo del corso di Ph.D., e fu un’influenza fondamentale. Poi con il tempo ho letto molti dei suoi articoli e alcuni dei suoi libri. Se guardo indietro a come è evoluto il mio modo di pensare e di analizzare la realtà, come tantissimi della mia generazione, sono stato plasmato non tanto dalle teorie o dai modelli di Sargent: le teorie nelle scienze sociali evolvono abbastanza in fretta e i modelli vengono affinati o abbandonati. In dieci anni si rivoluziona quasi tutto. L’influenza di un grande maestro si manifesta nel metodo. Sargent è stato un pioniere nell’uso della matematica nelle scienze sociali e insieme ad altri giovani economisti tra cui Lucas, Prescott, Phelps, anch’essi insigniti del premio Nobel, negli anni ‘70 demolì una serie di credenze ingenue che erano diventate quasi dei dogmi di politica economica. Ad esempio che più alta è l’inflazione, maggiore è l’occupazione. La loro iconoclastia colpì in parte anche coloro che li tennero a battesimo, incluso Milton Friedman, con il quale non ci fu mai grande corrispondenza di intellettuali sensi.

A volte con l’ausilio di modelli sofisticati, a volte senza utilizzare nemmo una formula, quello che trasmettono le lezioni e gli suoi scritti di Sargent è l’estrema coerenza dei suoi ragionamenti. Una coerenza che ti accompagna per tutta la vita. In uno dei suoi articoli più famosi (di quelli senza formule) spiega cosa intende per aspettative razionali con un esempio sul football americano. Traducendo il ragionamento nel linguaggio del calcio la sostanza è questa: se si cambiano le regole ad esempio si restringono le porte oppure si abolisce il fuorigioco, i giocatori necessariamente adottano delle strategie diverse e la natura del gioco cambia in modo imprevedibile. Per cui se un governo o una banca centrale modificano le leggi sulla concorrenza o sul credito, tanto per dire, è illogico sperare di prevedere come reagiranno gli operatori economici o i consumatori sulla base delle esperienze passate. Cambiate le regole, gli individui si adattano al nuovo ambiente.

Infatti Sargent con Lucas e tutta la loro scuola sono assolutamente contrari all’uso di modelli macroeconomici sia per la previsione, sia soprattutto per individuare gli strumenti e le misure di politica economica. I parametri stimati sul passato non aiutano a capire il futuro.

E per quanto potrà sembrare strano a tutti quelli che si fanno il sangue amaro contro i Chiacgo Boys o contro i liberisti o contro qualsiasi altra etichetta la fantasia di quelli che li aizzano riesce a partorire, Sargent, Lucas, Prescott & Co. non hanno mai avuto la benché minima ambizione di dare un consiglio di politica economica a chicchessia, nonostante sia stato loro proposto da svariati presidenti degli Stati Uniti di ricoprire ruoli di prestigio. Si considerano studiosi di un sistema complesso come l’economia e dei suoi meccanismi profondi. Non hanno nessuna voglia di cambiare il mondo facendo i consiglieri dei potenti. La loro è una visione rigorosa della disciplina e totalmente aliena dall’ambizione del potere. Anzi di questo ascetismo fanno un vanto. Chiedete a Sargent quali siano le implicazioni di politica economica di un suo modello e lui sorriderà quasi a scusarsi, dicendo che la politica non è materia per economisti.

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