L’attuale legge, il “porcellum”, ha “rotto il rapporto di fiducia tra elettore ed eletto”. Per questo “serve un nuovo sistema elettorale”. Così il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha commentato il trionfo della raccolta di firme per indire un referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale. Parole che, unite a quelle, durissime, contro “il popolo padano” – che, ha ribadito il Presidente, “non esiste” – suonano come un pesante affondo nei confronti del Carroccio.

Perché, visto il successo strepitoso della raccolta firme per abrogare la “legge porcata” scritta da Roberto Calderoli, il rischio è che adesso la Lega lasci affondare il Pdl, facendo venir meno l’ormai fragilissima maggioranza di governo, in modo da andare ad elezioni subito, e dunque prima che venga attuata una riforma del sistema elettorale. Un pericolo, questo, messo in luce questa mattina anche dal senatore Pd e membro della commissione Affari cosituzionali, Stefano Ceccanti.

Ma sul “porcellum” le parole di Napolitano sono nette. Nel discorso tenuto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli il Presidente ha detto: “Non voglio idealizzare certo il sistema delle preferenze che vigeva prima, perché tutti sappiamo quali limiti avesse, ma certo che c’è la necessità di un meccanismo elettorale che faciliti un rapporto di fiducia tra elettori ed eletti”. Poi ha spiegato più nel dettaglio quali sono i limiti dell’attuale sistema: “In passato il maggioritario uninominale creava un vincolo forte tra eletto ed elettore, adesso sembra che la cosa più importante sia mantenere buoni rapporti con chi ti nomina deputato”. Tra le varie pecche il difetto più grave individuato dal Capo dello Stato è proprio quello delle liste bloccate perché “chi viene eletto in Parlamento “non ha più la necessità di mostrare competenza, attività, capacità di rappresentare il suo elettorato per non rischiare, la volta successiva, di non farcela con le preferenze. Ai miei tempi per queste cose si rischiava proprio di non essere rieletti. Oggi mi pare che non sia più così, è più importante avere buoni rapporti con il partito”.

Insomma, una nuova legge elettorale, per Napolitano, ci vuole assolutamente. “Non tocca a me fare nuove leggi”, ha precisato il Presidente, che però ha insistito sulla “facoltà dell’elettore di scegliere il candidato”.

Poi il Presidente ha parlato a lungo, davanti alla platea composta da docenti e da studenti, della situazione politica generale del Paese, e soffermandosi sui recenti e ripetuti proclami di Umberto Bossi – che aveva detto che l'”alternativa all’Italia che affonda è la Padania” – non ha esitato a chiarire: “La sovranità appartiene al popolo e non c’è un popolo padano”.

In occasione del 150esimo anniversario dell’Unità, il Capo dello Stato ha ripercorso alcune tappe fondamentali della storia del Paese, specie nei suoi passaggi istituzionali fondamentali. Non una lezione di storia, però, ma una riflessione sempre con gli occhi puntati all’oggi. E infatti, se da un lato ha definito “lecita” ogni discussione relativa ad eventuali riforme istituzionali, “purchè se ne discuta a livello parlamentare e con una rappresentanza delle Regioni”, dall’altro ha detto chiaro e tondo che “non c’è una via democratica per la secessione”. E, quindi, se “dalla propaganda, le chiacchiere, lo sventolio di bandiere” si passa a parlare davvero di secessione, ha continuato il Presidente, cambiano radicalmente le cose. Quelle del Carroccio sono “grida che si levano dai prati con scarsa conoscenza della Costituzione”, ed è “grottesco proporre uno stato lombardo-veneto”. Poi ha ricordato: ” Nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile (esponente del movimento separatista siciliano, ndr). Non si può cambiare il corso della Storia”.

Non tardano le reazioni della Lega. Tra i più moderati in questa occasione ci sono Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio al Senato e il capogruppo del partito Marco Reguzzoni. Il primo ricorda che “in democrazia ognuno è libero di pensarla come crede”, mentre il secondo si limita a dire che “non condivide le parole di Napolitano”. L’europarlamentare della Lega Francesco Speroni cita invece il Sudan: “Mi pare che, proprio il mese scorso, o comunque non molto tempo fa, il Sud del Sudan ha fatto una secessione dopo un referendum, quindi è cosa di oggi e non so a quale storia si riferisca il Presidente della Repubblica”. Per il collega Mario Borghezio “oggi, con queste parole, il capo dello Stato sembra collocarsi molto stranamente tra i nemici della libertà”. Chiude il valzer di dichiarazioni il ministro Roberto Calderoli: ”Napolitano è sempre molto saggio, ma fa finta di dimenticare il diritto universalmente riconosciuto alla autodeterminazione dei popoli”.

Il Presidente ha tenuto il discorso all’università dopo essere arrivato nel capoluogo partenopeo in treno. E’ stato accolto, tra gli altri, dal sindaco Luigi De Magistris, dal presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro e da quello del Consiglio regionale, Paolo Romano. In mattinata ha visitato una mostra all’interno del Palazzo reale dedicata al contributo del sud per l’unità del Paese. In piazza del Plebiscito, poco dopo l’ingresso del Capo dello Stato alla mostra, è arrivato un presidio di cittadini che ha mostrato uno striscione con lo slogan: “Traffico rifiuti tossici Nord-Sud. Nessun colpevole, vergogna”. Il riferimento è all’inchiesta Cassiopea – quella che ha ispirato il libro ‘Gomorra’ di Roberto Saviano – chiusa con molti reati, tra cui l’associazione per delinquere, finiti in prescrizione.

(Aggiornato da Redazione web l’1 ottobre 2011)