Il governo prova a imbavagliare i media e la Rete con il disegno di legge sulle intercettazioni, e il contrattacco per il web e la società civile si gioca di nuovo in piazza. Domani infatti, mentre in aula riprenderà la discussione sulla “legge bavaglio”, cittadini e associazioni si ritroveranno dalle 15 alle 18 in piazza del Pantheon a Roma per difendere la libertà di informazione. La manifestazione, indetta dal Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo ha finora raccolto le adesioni, fra gli altri, della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Cgil, Articolo 21 e Libertà e Giustizia.

“In un paese normale – spiega Franco Siddi, segretario della Fnsi sul sito – discutere di questo progetto non sarebbe affatto urgente. Ma da noi c’è un premier che cerca di cancellare i suoi guai, pubblici e privati, accusando i giornali”. Il ddl intercettazioni infatti è l’ennesima legge ad personam per Silvio Berlusconi che vuole limitare le intercettazioni per i magistrati, vietare la pubblicazione degli atti di indagine per i giornalisti anche se non sono più coperti dal segreto istruttorio. E per quanto riguarda la censura alla rete, ripropone la famigerata norma “ammazza blog”, contenuta nel comma 29 dell’articolo 1, che obbliga alla rettifica tutti i siti informatici a 48 ore dalla segnalazione, pena una multa di 12.500 euro. Se il provvedimento, come probabilmente accadrà, sarà soggetto al voto di fiducia e dunque a un’approvazione lampo non sarebbero nemmeno contemplati gli emendamenti al comma.

Nella proposta di legge non importa se l’oggetto della rettifica sia un contenuto che corrisponda o meno alla verità, visto che per richiederla è sufficiente che la persona offesa lo consideri lesivo della propria dignità. La norma, congelata da un anno dopo le proteste nel 2009 e nel 2010, intende esercitare un forte potere intimidatorio e di autocensura anche per i blog amatoriali perché estende il dovere di rettifica, già previsto per la stampa, alla rete intera.

A fare da cassa di risonanza in Rete per la mobilitazione contro la norma ammazza blog è Valigia Blu, il collettivo di attivisti per “la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini” rappresentato da Arianna Ciccone, sentinella contro la legge bavaglio sin da quando iniziò il dibattito sul ddl. Per sostenere le ragioni della protesta, il sito sceglie la via dell’informazione e in un post dedicato a Maurizio Gasparri che a Porta a Porta ha definito Internet “uno strumento micidiale”, fornisce un vademecum di “domande e risposte” sulla norma e sulle modalità di applicazione.

Su twitter invece sono decine i messaggi da 140 caratteri in cui si continua a discutere del ddl con l’hashtag #leggebavaglio e #noleggebavaglio. Secondo Nosapaid, ad esempio, il comma ammazza blog è uno “specchietto per le allodole, per distrarre l’attenzione da qualcos’altro”, visto che è inserito nel ddl che prevede la limitazione nelle intercettazioni per i magistrati e lo stop alla pubblicazione degli atti di indagine per i giornalisti anche se non sono più coperti dal segreto istruttorio. Lavinia invece nota con sarcasmo che la priorità del governo in tempi di crisi è “la norma ammazza blog” e aggiunge che il ddl “ipoteca la libertà della Rete”. Ciafella indirizza invece a Pierluigi Bersani un aut aut e chiede al Partito democratico di prendere posizione contro la maggioranza; “Non è più tempo di leggi ad personam”, scrive. E aggiunge che se passerà la legge bavaglio i parlamentari dell’opposizione saranno “complici o inetti”.

Sui social media emerge che il tentativo di imbavagliare i blog amatoriali è l’appendice significativa e preoccupante di una legge che punta a colpire la stampa e il diritto ai cittadini di essere informati. Per eliminare, come scopo ultimo, qualsiasi traccia delle intercettazioni che riguardano il Presidente del Consiglio. Ragioni valide per scendere domani in piazza.