Alzano Lombardo (Bergamo) rappresenta un esempio di mancata integrazione fra la popolazione italiana e quella straniera. A parlare così non è un esponente di qualche comitato antirazzista, ma la diplomazia statunitense. In un cablogramma indirizzato a Washington e pubblicato da Wikileaks, il consolato Usa di Milano ha messo sotto la sua lente d’ingrandimento le politiche dell’amministrazione a guida Pdl-Lega del paese della val Seriana (14mila abitanti con circa il 10 per cento di stranieri). E così, a inizio 2010, il nome del sindaco leghista Roberto Anelli è finito sul tavolo del dipartimento di Stato americano. La pietra dello scandalo è una delibera del dicembre 2009 che assegna una serie di incentivi economici alle famiglie che desiderano andare ad abitare in centro. Peccato che il “Regolamento di accesso agevolato alla casa per giovani coppie nei centri storici di Alzano” escluda categoricamente le coppie con cittadinanza non italiana. Anche quelle che da anni hanno regolare residenza in città.

Snobbato dalla stampa nazionale, il provvedimento ha fatto saltare sulla sedia addirittura gli americani. E così dopo Caravaggio, Palazzago, Adro e Coccaglio (solo per citare i casi più noti), grazie a Julian Assange e company anche Alzano ha scalato la classifica di quei comuni guidati dal Carroccio che si sono distinti per pratiche discriminatorie nei confronti degli immigrati. “Questo paese è solo uno dei tanti che in Lombardia attuano politiche razziste e illegali”, conferma Orazio Amboni, responsabile dello Sportello migranti della Cgil di Bergamo. “Dagli aiuti ai lavoratori in difficoltà, ai bonus bebè, fino ai ticket per le mense scolastiche. Tutti servizi che gli amministratori della Lega, violando la legge, mettono a disposizione solo per i cittadini italiani”.

Ma il sindaco non ci sta a passare per razzista né tantomeno è disposto ad accettare lezioni morali dagli Usa: “Respingono a fucilate i clandestini che provano a superare la frontiera dal Messico, con che faccia osano parlare di una delibera approvata dal Consiglio comunale?”.

Sì perché secondo Anelli, la legge comunale che ha suscitato l’interesse dei diplomatici americani è sacrosanta: “Sull’intero territorio comunale abbiamo una media di immigrati di circa il 7 per cento. Percentuale che nel centro storico sale al 14. Il mio provvedimento mirava a scongiurare il ‘rischio ghetto’ così come successo in altri paesi della bergamasca”. Nessuna discriminazione, ma solo realpolitik di un amministratore navigato. “Al massimo era razzista nei confronti degli anziani perché uno dei requisiti per accedere ai sussidi era che la somma dell’età dei membri della coppia non superasse i 65 anni di età”, scherza il sindaco. Ma secondo la legge italiana, quel provvedimento è illegittimo perché un ente locale non può adottare il criterio della nazionalità per decidere chi può fruire di determinati servizi. Al massimo quello della residenza. “Infatti alla fine, per evitare inutili polemiche e lungaggini burocratiche lo abbiamo ritirato”, si difende il sindaco leghista.

“Non è vero”, ribatte Manuel Bonzi, consigliere comunale della lista di minoranza Gente in comune: “La Giunta è stata costretta a modificare la delibera perché era illegale. Infatti la marcia indietro è arrivata il giorno prima che il giudice si pronunciasse a favore del ricorso presentato dai sindacati”.

Infatti nell’aprile 2010 il comune è costretto a modificare il criterio della cittadinanza con quello della residenza in paese da almeno 10 anni. “Anche se per fortuna quella delibera è solo un ricordo – attacca Bonzi – l’imbarazzo rimane. Perché al di là della Lega che amministra la città al grido di ‘padroni a casa nostra’, Alzano non è un comune razzista, come dimostra il lavoro a favore dell’integrazione di numerose associazioni di volontariato. Che operano in maniera silenziosa. Senza fanfare e quindi nel disinteresse dei media”. Bisognerà andarlo a spiegare agli americani.