Con buona probabilità Troy Davis non ha commesso l’omicidio per il quale è stato barbaramente assassinato.

Perché la pena di morte, un atto di violenza autorizzato dalla legge dell’uomo, che normalmente si erge a difensore del principio della tutela della vita ma che poi quella stessa vita calpesta senza riguardo, fa schifo, è immorale, è sbagliata, è vergognosa ed è incivile e indegna. Gli uomini, gli essere umani dovrebbero, per sentirsi tali, negare, allontanare, controllare, ogni forma di vendetta e di animalesco istinto di offesa contro l’offesa.

Se anche Troy Davis avesse ucciso, io sarei contraria alla pena di morte. Se anche Troy Davis avesse dimenticato, smarrito, tradito la sua umanità e sparato, io sarei comunque contraria alla pena di morte. Perché non intendo abdicare alla mia umanità.

Chi viene punito per i suoi reati con il carcere, magari a vita, paga giustamente il prezzo dello smarrimento della propria umanità. Per breve o lungo tempo e in forme più o meno gravi. Chi punisce un reato con la pena di morte, compie un gesto violento gravissimo, inaudito e privo di ogni giustificazione. Nemmeno quella dell’istinto. Perché la pena di morte è “pianificata”, programmata e organizzata e, dunque, sarebbe possibile riflettere e fermarsi.

Io sono Troy Davis. E sono, sento di essere, ciascuno degli uomini e delle donne assassinati in nome della legge. La legge che dovrebbe essere espressione più alta della giustizia dell’uomo come essere pensante e dotato di umanità. La legge che non dovrebbe essere vendetta.

Che qualcuno perdoni chi ha deciso di non dire “basta”. Che qualcuno perdoni chi ha deciso di non aver pietà. Che qualcuno perdoni chi ha deciso che quello che presumibilmente Troy Davis ha fatto non è abbastanza disumano e quindi può essere ripetuto, questa volta contro di lui. E se Troy Davis ha, ma forse non ha, ucciso un innocente, la “legge” oggi uccide, premeditatamente, un uomo molto probabilmente altrettanto innocente.