E tre. Ancora una volta Pier Luigi Bersani non parteciperà a un confronto con un suo alleato. E dire che Roma è ancora completamente incartata dei manifesti che annunciavano per ieri il suo faccia a faccia con Nichi Vendola su Enrico Berlinguer. I due leader erano stati invitati alla bella festa della Cgil a Caracalla tutta dedicata all’ex segretario del Pci e a Luciano Lama. Il moderatore sarebbe stato Marco Damilano dell’Espresso. L’invito era stato spedito (e accettato) tre mesi fa da Carlo Ghezzi e dalla Fondazione Di Vittorio. Nulla da fare: Bersani non va, e delega a sostituirlo il fido Maurizio Migliavacca. È andato a Berlino. In televisione, però, l’altra sera l’hanno visto: non è che forse ha deciso di andare solo a Ballarò?

Il bello è che solo sette giorni fa aveva fatto infuriare Antonio Di Pietro per un analogo forfait alla festa nazionale di Vasto. Mesi per trovare una data che andasse bene a tutti e tre i leader, ma anche in quel caso, all’ultimo momento, nulla da fare. Bersani aveva chiamato per dire: “Non vengo più”. Risposta seccata di Di Pietro: “Non accetto nessuna sostituzione, metterò una sagoma di cartone”. Ma perché il leader dell’Idv è tanto arrabbiato? Per due motivi. Il primo: alla festa di Vasto si sarebbe dovuto annunciare il primo patto di consultazione a tre del nuovo centrosinistra. E per rendere possibile questa congiunzione astrale, Di Pietro era arrivato a spostare la festa di una settimana. Anche il modo in cui si è rivelato il bidone ha avuto il suo peso: quando Fabiola Paterniti, capoufficio stampa dell’Idv aveva invitato Rosy Bindi per un dibattito della festa si era sentita rispondere: “Ma Rosy viene già il giorno prima per sostituire Bersani!”. Il bello è che non lo sapeva nessuno.

Lo stesso pasticcio si era verificato a giugno, per la festa della Fiom a Bologna: prima Bersani aveva detto sì al confronto, poi all’ultimo momento no. E, a ripensarci ora, aveva disertato anche il congresso nazionale di Sel a Firenze (era andata la Finocchiaro) e anche il congresso nazionale dell’Italia dei Valori di Roma.

A questo punto il (non) legittimo impedimento di Bersani diventa un problema politico. Il segretario del Pd ha paura di Vendola? Oppure ha paura di Di Pietro? Oppure ha paura di farsi vedere con Vendola e Di Pietro insieme? Pensa che il nuovo centrosinistra sia un ostacolo all’alleanza con Casini? Oppure preferisce non rischiare di doversi confrontare sul caso Penati? Alla festa democratica di Pesaro non ha mai citato il nome del suo ex capo segreteria. Forse bisognerà aprire il confronto, con i leader della sinistra, proprio per superare questo ostacolo psicologico

L’alleanza potrebbe costituire una cura. E non un problema.

Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2011