Da più di due mesi l’abitazione dell’agente dei vip è una cella del carcere milanese di Opera. Oggi i giudici del tribunale del riesame di Milano hanno deciso di farlo rimanere lì, bocciando la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali: per lui “indipendentemente dal ruolo di Silvio Berlusconi, non mancano le possibilità di darsi alla fuga”. Per gli avvocati difensori la possibilità di farsi finanziare la fuga dal premier era “grottesca”. Il talent scout era stato arrestato lo scorso 20 giugno per bancarotta fraudolenta, dopo il fallimento della sua società Lm Management. Gli uomini della Guardia di Finanza l’avevano prelevato dalla casa di viale Monza. Già all’inizio di agosto il gip di Milano Fabio Antezza gli aveva negato i domiciliari.

I giudici Stefani, Brambilla e Ambrosino ricordano che “Mora è residente in Svizzera dove ha una buona rete di relazioni”, un ufficio e una Mercedes, oltre a diversi conti correnti, uno dei quali presso la Bsi di Lugano dove ha ricevuto i soldi a lui destinati da Fede e da Berlusconi. Quindi ha i mezzi per sparire. Inoltre esiste anche il pericolo dell’inquinamento probatorio nelle indagini ancora in corso e negli accertamenti bancari che dovrebbero fare luce sulla vicenda del prestito ricevuto da Berlusconi e in parte girato da Mora a Emilio Fede. A questo proposito, i magistrati evidenziano “l’importante difformità tra la versione di Mora e quella di Fede” e “la necessità di ulteriori approfondimenti dell’indagine”. A dimostrare, poi, la “persistente rete di relazioni su cui l’indagato può contare”, c’e’ anche una lettera inviata dal carcere il 19 luglio scorso a un tale Fabio S. a cui l’ex agente dei vip chiede di effettuare un pagamento di 3 o 5 mila euro a una persona fuori dal carcere. Infine, i giudici ritengono che non ci sia la certezza che Mora rispetti le prescrizioni connesse agli arresti domiciliari anche “alla luce della sua personalità'”. Per questo, il ricorso dei difensori è “infondato nel merito”. Riguardo ai rapporti tra Mora ed Emilio Fede (quest’ultimo è indagato per concorso in bancarotta, perché, stando a Mora, avrebbe trattenuto 1,2 milioni di euro del prestito di Berlusconi) i magistrati scrivono che “sussiste una importante difformità tra la versione di Mora e quella di Fede circa le somme versate da Mora a Fede”. Dunque, concludono i giudici, c’è la necessità di “approfondimenti di indagine”.

Patrick Albisetti, funzionario del Bsi di Lugano, è stato sentito oggi dagli inquirenti milanesi:”Sia Mora che Fede non volevano che si potesse avere traccia di un collegamento tra i conti. Sapevano già come fare, infatti mi hanno detto che l’operazione doveva avvenire per contanti e non tramite bonifico”. Ai magistrati Albisetti racconta come ha versato i 350 mila euro facendoli passare dai conti di Mora alla disponibilità di Fede, direttamente nella sede della Bsi di Lugano, in un salottino. “Mora ha dato l’ordine di prelevare l’importo di 350 mila euro nel salottino in presenza mia e del signor Fede. Sempre nel salottino -prosegue il funzionario- ho raccolto anche le istruzioni relative alla relazione ‘Succo d’agavè (il conto di Fede, ndr) ossia il versamento dell’importo di 200 mila euro. Per quanto concerne l’importo di 150 mila euro, consegnati in contanti a Fede non ricordo se sono stato io ad andare in cassa oppure è stata la mia assistente, ma so che l’importo di 150 mila euro è giunto nel salottino ed è stato consegnato al signor Fede”. La ricostruzione del funzionario di banca, però, non piace al direttore del Tg4 che, presente all’interrogatorio per rogatoria avvenuto agli inizi di agosto, precisa di non aver voluto lui aprire un deposito bancario in Svizzera. “Preferivo che il conto – ha messo a verbale Emilio Fede – non fosse aperto in Svizzera poiché qualora Mora avesse saputo che vi erano ancora 200 mila euro sul mio conto in Svizzera, Mora che viveva appunto a Lugano, data la sua situazione finanziaria difficile avrebbe potuto richiedermeli”.