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di Giorgio Meletti | 8 settembre 2011

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Forse la patrimoniale di Profumo è uno scherzo

Un’assordante allegria ha accolto una delle proposte più strampalate degli ultimi anni. Il banchiere Alessandro Profumo, disoccupato di lusso da un anno, ha lanciato in un’intervista al Corriere della Sera di domenica scorsa la sua brillante idea di “un’operazione fiscale per consentire un abbattimento del debito in un colpo solo”, con un’imposta patrimoniale. Dose da cavallo: 400 miliardi di euro. In un colpo solo. La raffinata cultura finanziaria di Profumo deve averlo allontanato dalla calcolatrice Divisumma che lo accompagnava agli esordi. Ma tutti fanno finta di niente.

Primo dubbio. La patrimoniale sulle grandi ricchezze proposta dalla Cgil punterebbe a un gettito di 15 miliardi. La patrimoniale sugli immobili proposta dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, produrrebbe 5 miliardi di euro. Profumo ha detto 400. O Cgil e Pd difendono i ricchi, oppure il banchiere ha dato i numeri.

Secondo dubbio. In Italia 400 miliardi di euro non ci sono. Secondo il Bollettino Statistico della Banca d’Italia il denaro circolante, cioè esistente, nel Paese ammonta (giugno 2011) a 145 miliardi di euro. Cioè, se tutti si svuotano i portafogli, rapinano i soldi dalle casse dei supermercati, svaligiano il contante presente in tutte le banche e gli sportelli postali, mettono insieme 145 miliardi. Poi ci sono i soldi messi in banca. I depositi sui conti correnti ammontano a 785 miliardi, e comprendono anche i conti della Fiat e dell’Eni, i risparmi della vecchietta e gli incassi appena versati dall’idraulico. Sommando tutto, gli italiani posseggono in tutto 930 miliardi di euro. Profumo vorrebbe che 400 di questi 930 miliardi volassero nelle casse dello Stato allo schioccar delle sue dita. Questa è però la cosiddetta liquidità, mentre Profumo vuol tassare il patrimonio. Vediamo.

Gli ultimi dati di Bankitalia su “La ricchezza delle famiglie italiane” dicono che il patrimonio totale dei privati cittadini è di ben 8.600 miliardi di lire. Dentro c’è tutto: case, posti auto, immobili commerciali, beni strumentali degli artigiani, Bot e Cct, polizze vita, azioni e obbligazioni, soldi in banca e sul libretto postale o della coop. Dice la Banca d’Italia che il 10 per cento della famiglie italiane possiede il 45 per cento di tutti i beni. Ecco i ricchi che Profumo vuole tassare: 2 milioni e 400 mila famiglie, un patrimonio di 3.870 miliardi di euro, 1,6 milioni di euro a famiglia. In media ciascuna delle famiglie ricche dovrebbe versare al ministro Profumo 160 mila euro. Ma non li hanno. Infatti ci sono in giro 930 miliardi di euro. Una quota importante appartiene alle società, diciamo il 30 per cento. Del 70 per cento rimanente alle famiglie, diciamo che i ricchi “tassandi” ne hanno il 45 per cento, quindi 290 miliardi. Ne devono dare 400 a Profumo. Non potendo restare senza neppure un euro da dare al lavavetri, prelevano dalle banche 200 miliardi e ne lasciano depositati 90. Le banche, private di colpo di un quinto dei depositi, rischiano la bancarotta, ma pazienza.

Restano da trovare gli altri 200 miliardi. Bisogna vendere qualcosa. La ricchezza degli italiani è fatta per due terzi dagli immobili e per un terzo da titoli finanziari. Il ceto medio spesso ha la casa e basta. Quindi ipotizziamo che i ricchi abbiano per metà case e per metà titoli. Diciamo che devono vendere di corsa 100 miliardi in case e 100 miliardi in titoli. Guardiamo le proporzioni. Un giorno, su ordine di Profumo, 2 milioni e 400 mila capifamiglia ricchi vanno a vendere titoli per 100 miliardi di euro in una Borsa dove il valore totale di tutte le azioni quotate è oggi di poco superiore ai 300 miliardi. Nel frattempo mettono in vendita case per 100 miliardi. Prevedibile un crollo dei prezzi immediato. Ma, a parte questo, dove sono gli italiani non ricchi pronti con 200 miliardi di euro liquidi da dare ai ricchi in cambio di case e titoli per consentire loro di pagare la patrimoniale risolutiva?

Visto che non esiste abbastanza denaro in giro per pagare i 400 miliardi di Profumo, lo Stato potrebbe accettare in pagamento i suoi stessi Bot, Cct e Btp. Gli italiani, secondo la Banca d’Italia, posseggono titoli di Stato italiani per 190 miliardi. I ricchi, quelli del 45 per cento di cui sopra, ne hanno dunque per 80-90 miliardi. Non bastano, ma sarebbe un’idea anche questa: lo Stato scova i ricchi, di cui Bankitalia non ha gli indirizzi, e requisisce i loro titoli di Stato. Sono 90 miliardi anziché 400, ma sempre meglio delle briciole di cui parlano Pd e Cgil. E poi c’è il vantaggio che se lo propone Profumo non si incazza nessuno.

Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2011

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