E alla fine si torna alle care e vecchie abitudini estive. Trascinato da una corsa al ribasso sempre più difficile da frenare, il prezzo delle obbligazioni nazionali italiane continua a scendere inesorabilmente spingendo al rialzo i rendimenti, ovvero gli interessi, ad esse associati, in un contesto di crescente tensione. La contemporanea corsa al riparo da parte degli investitori premia, al contempo, i titoli tedeschi, bene rifugio per antonomasia in un mercato obbligazionario ormai in preda al “si salvi chi può”. Una combinazione micidiale che spinge al rialzo lo spread tra i decennali dei due Paesi: alla fine delle contrattazioni, chi comprava Btp otteneva un premio extra di 368 punti base (3,68%) rispetto al rendimento garantito dall’omologo tedesco. Inutile dire che si tratta del nuovo record dall’annuncio ufficiale delle operazioni di acquisto dei titoli italiani da parte della Bce.

Sull’escalation della crisi dei titoli italiani, che si accompagna inevitabilmente a un preoccupante ribasso della Borsa (Milano ha chiuso a -4,83% e non è andata meglio alle altre piazze europee), pesano ovviamente molti fattori. In prima fila, ovviamente, c’è la speculazione (frenata però sul mercato azionario dallo stop temporaneo sulle vendite allo scoperto i cui effetti sono evidenti nel contenimento del numero delle transazioni sui titoli maggiormente penalizzati come Unicredit e Intesa) ma le motivazioni “concrete”, per così dire, non mancano di certo. In altre parole, le operazioni ribassiste studiate a tavolino pesano, ma questa volta, forse, non c’è un mercato così schizofrenico come quello di inizio luglio ad esaltarne il carattere illogico. Qui, insomma, potrebbe non esserci ancora uno spread capace di arrampicarsi in tre giorni di 150 punti base come accaduto in piena estate. Ma c’è, soprattutto, un pesante clima di sfiducia che pervade in generale un’Europa ancora incapace di risolvere i suoi problemi e, in particolare, un’Italia sempre più in preda a un grave deficit di credibilità internazionale.

Il sentimento più comune, in questo senso, lo aveva sintetizzato nei giorni scorsi il giornale tedesco Handelsblatt. “E’ difficile non cadere nei vecchi pregiudizi dopo aver ascoltato le notizie provenienti da Roma – scriveva il quotidiano finanziario – . I soliti imprevedibili italiani, estremamente creativi nella loro gestione dei conti, grandi promesse e piccoli risultati”. Nel mirino della stampa teutonica era finita ovviamente la manovra promossa dall’esecutivo italiano, un clamoroso pastrocchio perennemente in fieri, un vero e proprio pasticcio finanziario in continua e contraddittoria evoluzione. Parlando al forum di Cernobbio, lo stesso ministro delle finanze Giulio Tremonti ha ammesso gli sbagli del governo – “nel fare un provvedimento in quattro giorni puoi fare degli errori” ha dichiarato – esprimendo una consapevolezza che, se non altro, gli impedisce per il momento di lamentarsi per il trattamento riservato all’Italia dalla stampa estera.

E sì, perché quando si fa un provvedimento in quattro giorni si potranno pure commettere degli errori, ma quando le modifiche si susseguono senza logica e le decisioni vengono prese ad Arcore invece che a Roma coinvolgendo tutti i portatori di interessi con l’eccezione del ministro dell’economia, poi non ci si può appellare ai pregiudizi se il gotha della stampa economica internazionale ti sbatte in prima pagina destinandoti al pubblico ludibrio. Il Financial Times ha parlato di esecutivo “nel caos”, il Wall Street Journal ha addirittura qualificato i comportamenti del premier come “buffonate” trovando l’eco del tedesco Die Welt, il quotidiano che più di ogni altro, forse, ha saputo mettere il dito nella piaga centrando in pieno l’aspetto più ovvio del problema. “Il governo italiano – ha scritto – dovrebbe ritenersi fortunato che la banca centrale europea stia comprando i suoi bond”, una strategia senza la quale gli interessi sarebbero “già saliti sopra il 6%”. Un destino, quest’ultimo, comunque difficile da evitare soprattutto, ha sottolineato ancora Die Welt, a fronte “di queste buffonate di riforme promosse da Berlusconi”.

Quello toccato dalla stampa tedesca è un nodo cruciale. Da luglio ad oggi, gli interventi della banca centrale europea sul mercato obbligazionario italiano e spagnolo si sono dimostrati (insieme al blocco alle vendite allo scoperto) l’unico argine efficace contro la speculazione e il panico generale. Ne è consapevole la stessa Bce che ne ha fatto sufficiente esperienza in questi mesi. Oggi, ha riferito in mattinata il Sole 24 Ore citando la testimonianza di alcuni trader, la banca centrale stava acquistando di soppiatto una manciata di Btp per provare a frenarne la caduta verticale replicando, quindi, quanto già fatto lo scorso 12 luglio quando un suo intervento di emergenza sui mercati provocò una prima inversione di tendenza ridando ossigeno all’Italia. Ma si tratta, come noto, di palliativi. Per dare continuità al recupero dei mercati, l’istituto centrale ha dovuto annunciare ad agosto un maxi piano di acquisto di titoli italiani per 22 miliardi di euro. Per un po’ lo schema ha funzionato, ma adesso il meccanismo vacilla e non è difficile capire il perché.

Il governo di Berlino, principale contribuente della Bce, soffre una preoccupante crisi di consenso di fronte a un elettorato tutt’altro che lieto di doversi fare carico del salvataggio delle periferie europee. Proprio per questo, si teme, il consiglio Bce potrebbe addirittura optare, nella riunione di giovedì, per uno stop agli acquisti delle obbligazioni di Roma e Madrid. E’ solo un’ipotesi, per carità. Il guaio però è che i mercati sembrano averla già presa in considerazione.