Lo spinnaker che si gonfia, la prua che fende le onde, il vento che ti scompiglia i capelli, il sole che ti brucia la pelle. E’ difficile pensare ad uno sport apparentemente più ecologico della barca a vela (almeno quando il vento c’è…).  Ma la barca a vela non è una cosa che, finita la regata, puoi impacchettarla e portartela a casa. Necessita di un luogo suo proprio di ricovero: il posto-barca.

Alla faccia della crisi che imperversa ormai senza soluzione di continuità da anni, pare che la nautica da diporto goda sempre di buona salute. Si sa, anche delle Ferrari si stenta a stare dietro alla richiesta. Ed è così che sorgono i porticcioli turistici, non ovviamente solo in funzione delle ecologiche barche a vela, ma anche di inquinanti yacht e talvolta vere e proprie navi da crociera. Un caso emblematico di come la politica si adegui alla richiesta, anziché governarla. E non ci si faccia confondere dal nomignolo accattivante di “porticcioli”: essi sono spesso veri e propri porti, con posti barca il cui affitto costa più di quello di un appartamento e con tanto di abitazioni con vista sulla marina o all’interno della marina stessa. Così come per il golf: si allestisce il campo, ma anche le gradevoli abitazioni con vista sul campo. In Italia ogni occasione è buona per fare case. Ma non è qui che voglio andare a parare.

Quello che io trovo che sia abominevole – e spero che voi concordiate – è che, inseguendo un turismo sostanzialmente d’elite, si privatizzi (di fatto) oltre che la costa anche il mare. Sarebbe interessante verificare quanto della costa italiana è stato privatizzato. Una buona fetta per sempre, tipo le ville con accesso diretto al mare, come nell’Argentario o sulla costiera amalfitana; un’altra a tempo tramite concessioni, tipiche quelle balneari, che il governo voleva di recente prolungare fino a 90 anni (!). Di pubblico rimane davvero poco, a parte le inaccessibili scogliere. O meglio, diciamo che “rimaneva”, da quando c’è stato il vero e proprio boom dei porticcioli.

Del resto, ricordo quando Burlando era Ministro dei Trasporti che, ad un salone del mare di Genova, da buon esponente della sinistra (io veramente li chiamo “i sinistri”), dichiarò che in Italia c’erano pochi approdi. Detto, fatto. Ed adesso che è presidente della giunta ligure, si trova a governare la regione con più approdi in percentuale di tutta Italia. “Con quaranta approdi e circa ventimila posti barca a disposizione nei suoi porticcioli turistici, la Liguria è la regione italiana maggiormente organizzata ad ospitare la nautica da diporto.” recita un sito della Regione. Quaranta approdi su sessantatrè comuni rivieraschi è un bel record, non c’è che dire: Burlando può andarne fiero.

Fra i porticcioli – si fa per dire – anche quello voluto da Claudio Scajola (già famoso per ritrovarsi un alloggio pagato in zona Colosseo) ad Imperia. In realtà, un’enorme realizzazione (263.000 metri quadri per 1296 posti barca!) per la quale l’ex ministro è indagato insieme al costruttore Francesco Bellavista Caltagirone.

Ed ecco dunque il cemento espandersi nell’acqua ed erodere spesso gli ultimi lembi di spiagge pubbliche. Ero a casa del professor Salvatore Settis qualche giorno fa ed egli raccontava con comprensibile tristezza come in comune di San Vincenzo (giunta di sinistra), in Maremma,  ci fosse un tempo una bella spiaggia pubblica. Ora non c’è più. Al suo posto una spianata di cemento per accedere al nuovo porticciolo turistico.

L’ambientalismo afferma spesso che non si dovrebbe intaccare il capitale, ma vivere degli interessi. Altro che interessi, cari noi: fra un po’ qui finirà il capitale!