“E’ quello per cui ci battiamo da sempre. Quelle strutture sono nostre, per quelle abbiamo fatto tanti sacrifici rispettando la legge. E questo provvedimento di sdemanializzazione è sacrosanto”. Così Giuseppe Ricci dell’ITB (Associazione Imprenditori Turistici Balneari) commenta il nuovo decreto del Consiglio dei Ministri che istituisce il diritto di superficie concesso ai privati per 90 anni sul demanio marittimo e la reazione negativa dell’Unione Europea. ‘Sdemanializzazione‘, dice Ricci, perché di questo in realtà si tratta. Ma le cose forse non saranno così semplici. “Andare contro le decisioni che ci impone l’Europa è incostituzionale, visto che l’articolo 11 ci impone di adempiere agli obblighi comunitari” spiega l’avv. Stefutti, esperta di diritto ambientale. “Ed è chiaro che, con questo provvedimento, andiamo contro tutte le raccomandazioni, vincolanti, che la Commissione ci ha dato quando ha aperto la procedura di infrazione contro di noi. Con questo atto, invece di riparare agli errori aggraviamo il contenzioso con l’Europa”.

Ci dicono che siamo fuori della legge e noi, per tutta risposta, ne usciamo ancora di più. Ma altri profili di incostituzionalità li intravede anche il prof. Paolo Dell’Anno, professore di diritto dell’ambiente alla Bocconi. “Il demanio marittimo è da sempre considerato un bene indisponibile e sottoposto al diritto pubblico; applicarvi un diritto di superficie significa portarlo sotto un regime privatistico. Si andrebbe così a violare l’art 42 della Costituzione perché si trasforma la proprietà pubblica in privata; si sdemanializza e si privatizza senza seguire le procedure previste dalla legge. E soprattutto l’interesse pubblico, il fulcro delle concessioni demaniali, di colpo sparisce”. In pratica, per venire incontro alle richieste dei balneari che chiedevano solo un allungamento delle concessioni, opzione bloccata dalla Ue, si stabilisce che il demanio non c’è più, o meglio, rimane, ma solo formalmente.

Il provvedimento, infatti, lascia aperta la porta a tante opzioni. Vi leggiamo infatti: “Il diritto di superficie si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili, con esclusione in ogni caso delle spiagge e delle scogliere”. Ecco perché il ministro Tremonti può affermare che le spiagge resteranno pubbliche, perché il decreto le esclude formalmente. Ma cosa sia arenile e spiaggia, dove inizi uno e finisca l’altra, lo lasceranno stabilire alle regioni. Ma questo per le aree ancora vergini. Dove invece è già stato costruito, si tratti di spiaggia, arenile o scogliera, praticamente dappertutto, qualunque sia la destinazione d’uso, il diritto di superficie si applica senza problemi. Chiunque abbia già costruito anche sulla spiaggia stia tranquillo, nessuno glielo toglierà più fino al tempo in cui lo gestiranno i suoi bisnipoti. E chi non ha ancora costruito non si preoccupi, a breve potrà farlo pure lui.

“Stiamo preparando una memoria per il Presidente della Repubblica che a breve dovrà decidere se firmare questo decreto”, aggiunge Angelo Bonelli, leader dei Verdi. “Speriamo che questa follia legislativa non esca autorizzata dal Quirinale”. Un provvedimento che sembra un pozzo di San Patrizio, più lo esamini a fondo più sorprese rivela. “Spesso ho usato toni duri contro i provvedimenti di questo governo” dichiara Massimo Donadi dell’IdV, “ma oggi sono senza parole, sono sgomento davanti a quello che vedo. Al tentativo di smantellare pezzo per pezzo lo stato italiano”. Nell’incipit del provvedimento un diritto viene però preservato: “Fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia…”. Dopo aver privatizzato la spiaggia pubblica, verrà concessa ai vecchi proprietari, i cittadini, una servitù di passaggio per arrivare al mare. L’ultimo brandello di quella che una volta era “res publica”.

di Emilio Casalini