L’Aula della Camera ha approvato con 493 sì, 22 no e 15 astenuti, la conversione in legge del decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero. I presenti erano 530, i votanti 515, con una maggioranza di 258

Convinto del risultato il ministro della Difesa Ignazio La Russa: “Il governo conferma che a fronte di un impegno per la riduzione dei costi, attuata in tutti i modi, e dei militari, dove il risultato era raggiunto, continua a essere ferma l’intenzione di mantenere gli accordi con le organizzazioni internazionali per proseguire quell’azione importante che i nostri ragazzi e ragazze con le stellette stanno svolgendo nelle missioni internazionali con un obiettivo di pace e sicurezza, e per dare stabilità al quadro internazionale”, ha detto il ministro nel breve intervento alla Camera, prima del voto per la conversione del decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero.

La Russa ha colto l’occasione per “ringraziare ancora una volta, anche a nome vostro – ha detto rivolgendosi ai deputati in Aula – i militari che, fino al sacrificio della vita, hanno dimostrato con dedizione di essere una delle eccellenze italiane”, confermando che “il risultato raggiunto di diminuire le risorse necessarie, va ascritto all’impegno dimostrato dai vertici delle Forze armate che hanno saputo trovare i modi per ridurle di oltre 110 milioni senza far venire meno in alcun modo, rispetto al semestre precedente, la sicurezza dei nostri soldati”. Qui il ministro della Difesa ha sottolineato anzi che “l’unico aumento, di 15 milioni, è proprio quello destinato alla sicurezza, in particolare in Afghanistan”.

Tornando al piano di riduzioni, e in particolare facendo riferimento a quella, a fine semestre, di duemila uomini mille dei quali subito, e con il ritiro dal teatro della nave Garibaldi, La Russa ha aggiunto che “anche qui si tratta di una diminuzione di uomini conseguente esclusivamente ai risultati raggiunti: non c’era più bisogno della nave Garibaldi perché non esiste più la minaccia degli aerei di Gheddafi”. “Abbiamo potuto ridurre gli uomini in Kosovo – ha rilevato ancora – perché, in accordo con le organizzazioni internazionali, quella missione è già programmata verso la chiusura. Abbiamo previsto di trovare l’accordo con l’Onu per una parziale riduzione anche in Libano, conseguente al venire meno della funzione di comando, passata agli spagnoli. Non è venuto meno invece l’impegno in Afghanistan – ha sottolineato ancora – dove il numero dei soldati è rimasto, per questo semestre almeno, assolutamente fermo”.

Di parere opposto il presidente dell’Idv Antonio Di Pietro: ”E’ davvero assurdo, per una situazione che rasenta il ridicolo, se non fosse drammatico che in Italia si continui a portare avanti la guerra – ha rimarcato parlando in sala stampa – Lo è tanto di più che il luogo in cui ci rechi a fare la guerra sia l’Afghanistan piuttosto che la Libia”.