Trenta manifesti per fare gli auguri al Duce. Sono comparsi nella giornata di venerdì 29 luglio per le vie di Tradate, una cittadina nel cuore della Padania leghista, più abituata a pernacchie e diti medi di Bossi che alle nostalgie del ventennio. Sono comparsi in occasione del centoventottesimo compleanno di Benito Mussolini, affissi con un regolare permesso negli spazi commerciali delle bacheche comunali. I cartelli d’auguri riportano solo la scritta “29 luglio 1883 – 29 luglio 2011, auguri Duce!”, non riportano simboli di partito e sono firmati da un non meglio precisato gruppo “Varese Ardita”, di cui non si trova traccia né nel mondo reale né in quello virtuale.

A farli esporre è stato un privato cittadino che si schiera fieramente dalla parte della destra estrema. Si chiama Fernando Corrias, gestisce un bar (bar IV Novembre, ndr) che sembra un piccolo mausoleo. Un caleidoscopio di simboli ed effigi che si mischiano a scritte e bandiere che evocano un’altra Italia. Quella che è finita 66 anni fa.

Non si fa problemi a parlare dei manifesti, Corrias, che anzi ritiene che si sia trattato di un gesto ordinario: “Un mattino mi sono trovato i manifesti davanti alla serranda – spiega -, mi sono detto, visto che sono qui, perché non farli attaccare in giro? E guai a parlare di provocazione: “Non è una provocazione, non è un’azione, sono parole che non mi piacciono. È un’affissione. Punto. Per la gente come me che crede ancora nei valori morali, nella famiglia e nel rispetto della persona, è importante ricordarlo per quello che ha fatto. Perché la gente ha dimenticato certe cose. O non vuole ricordare o è disinformata, perché basterebbe prendere in mano certi documenti, certe leggi fatte quando c’era lui nel ventennio e ci si renderebbe conto che le cose erano diverse”.

Quando poi si prova a far capire che il ventennio non è stato solo pensioni e bonifiche, che c’è stato qualcosa di diverso e più tragico. Ci sono stati manganello e olio di ricino, leggi razziali, guerra, morti e deportazioni in alleanza con Hitler. Anche per questo c’è una giustificazione: “Lasciamo stare le alleanze che purtroppo ha dovuto fare, lui non voleva, ma ha dovuto. Ho parlato con tante persone anziane che ricordano bene il periodo, certamente non c’era lo schifo che c’è adesso. C’era il rispetto per la famiglia, che nel tempo è andato a mancare. E questo decadimento me lo vivo qui al bar tutti i giorni. Quando un bambino di cinque anni dà della prostituta alla madre perché non gli compra le caramelle, credo che ci sia qualcosa che non funziona”.

Il barista nostalgico tuttavia non dice di aver voglia di tornare indietro, riesumando modi e stilemi del ventennio: “No, oggi certe cose sono superate. Non dico di rispolverare il manganello. Credo che non si possa nemmeno più tornare ad una situazione di quel tipo. Bisognerebbe educare i genitori, con un genitore educato le piante vengono su più dritte”. La reazione della gente, in giro per le strade, non è né stupita né indignata. C’è molta indifferenza e qualcuno, come una signora sulla settantina, passando davanti ai manifesti addirittura azzarda: “Eh sì, ci vorrebbe proprio lui”. A confermare la reazione tiepida della città anche le parole dello stesso responsabile dell’affissione: “Questo è solo un manifesto d’augurio. Nulla di più. Ho già ricevuto una cinquantina di telefonate, gente che ha voluto farmi i complimenti per l’iniziativa. Alcuni non si sono nemmeno presentati, altri sì. Ma comunque di critiche non ne ho ricevute”.

A stupire è la possibilità che un manifesto che strizza l’occhio ad un mondo marcatamente estremista possa trovare spazio su delle bacheche comunali, il sindaco leghista Stefano Candiani (che è anche segretario provinciale del Carroccio) risponde con una fragorosa risata: “Siamo nell’ambito delle manifestazioni folkloristiche. Sinceramente credo non ci sia nulla di cui preoccuparsi”. Insomma, tutto in regola e nessuno ha niente da temere.