Mara Carfagna e Paola Concia insieme per la Giornata mondiale contro l'omofobia il 17-05-2011

Ventidue mesi buttati via: la Camera ha affossato per la seconda volta la legge contro l’omofobia. Con 293 sì, 250 no e 21 astenuti, l’Aula ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Pdl, Lega e Udc. Si è ripetuto dunque lo stesso copione dell’ottobre del 2009, quando la prima formulazione della legge fu cancellata sempre per una pregiudiziale dell’Unione di centro. Eppure da allora la ‘madrina’ della proposta Anna Paola Concia, del Pd, aveva tentato di tutto per convincere i colleghi della necessità di inasprire le pene per chi aggredisce o picchia spinto da un pregiudizio verso il ‘diverso’.

Il primo testo bocciato introduceva il reato di omofobia, così si era scelta la strada di un ammorbidimento e si era chiesta la previsione di un’aggravante per reati compiuti non solo verso i gay ma in generale “in ragione della disabilità, del sesso, dell’età, della omosessualità o della transessualità della persona offesa”. Neppure questo è bastato a Lega, Pdl e Udc che hanno portato l’argomento dell’incostituzionalità sostenendo, come ha fatto la leghista Carolina Lussana, che si sarebbe introdotto “un trattamento diverso nel sanzionare delitti non colposi”. Dunque, ha aggiunto, “per evitare discriminazioni se ne introdurrebbero altre”. E non è stato sufficiente neppure il sostegno alla legge del ministro alle Pari opportunità, Mara Carfagna, che alla fine si è astenuta.

“Oggi il Parlamento era chiamato a decidere se stare dalla parte dei violenti o delle vittime e ha scelto, almeno per una sua componente, di stare dalla parte dei violenti”, ha commentato Concia già rassegnata in partenza. “Mi sono astenuta perché, pur non condividendo alcuni passaggi della proposta di legge presentata dal Pd, avrei preferito che si arrivasse alla discussione nel merito del provvedimento, per migliorarlo”, ha poi spiegato il ministro Carfagna. “Mi auguro che si possa ricreare al più presto ilclima necessario per la ripresa del dialogo tra maggioranza e opposizione e che, dal confronto, possa nascere una proposta capace di trovare il consenso del Parlamento”, ha poi aggiunto.

Durissimo il giudizio di Pier Luigi Bersani. “E’ una vergogna, una delle pagine più brutte e spero che non passi inosservata”, ha detto il segretario del Pd. Eppure, ha ricordato, “quando si è trattato del reato di immigrazione clandestina, non si sono fatte sofisticazioni sulla fattispecie di reato. Invece per una norma contro ogni discriminazione si è sollevato un argomento inaccettabile”.

Dei ventuno astenuti, 18 sono del Pdl. Nell’elenco figurano, oltre a Carfagna, anche il ministro Paolo Romani. E ancora Claudio Scajola, Nunzia De Girolamo e Lella Golfo. Nelle file del Popolo della libertà, poi l’unico a votare contro l’indicazione del partito è stato Santo Versace. Anche il gruppo di Fli si è diviso: tre esponenti hanno votato a favore delle pregiudiziali (Roberto Menia, Francesco Proietti Cosimi e Daniele Toto) mentre tutti gli altri hanno votato contro. Qualche dissidente c’è stato anche nell’Udc. Anna Teresa Formisano si è astenuta, mentre Pierluigi Mantini e Lorenzo Ria si sono espressi contro le pregiudiziali.

Ma che copsa prevedeva esattamente la proposta di legge affossata oggi alla Camera? Il mirava a introdurre una tutela contro le discriminazioni fondate sull’omofobia e la transfobia. Lo snodo è la modifica dell’articolo 61 del codice penale: si introduce una nuova circostanza aggravante che ricorre quando l’autore del delitto ha commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia. Tali motivi vengono indicati come “odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale della vittima del reato verso persone dello stesso sesso, verso persone del sesso opposto o verso persone di entrambi i sessi”: una definizione, viene fatto rilevare, analoga a quella contemplata in materia nell’ordinamento del Regno Unito. Il secondo articolo prevede la presentazione da parte del ministro per le Pari Opportunità di una relazione annuale al Parlamento sulle azioni intraprese contro le discriminazioni motivate da omofobia e transfobia, gli obiettivi raggiunti e gli indirizzi da seguire.