Nessuno lo ammette apertamente ma la nomina di Angelino Alfano alla guida del Pdl è la conclusione di una rivoluzione nel partito a guida monarchica berlusconiana, avviata da Gianfranco Fini. Il primo intervento da segretario politico del guardasigilli è la risposta a quanto il presidente della Camera chiedeva prima di essere cacciato dal Cavaliere: più collegialità interna nelle decisioni, primarie e condivisione delle scelte, confronto costante anche attraverso i congressi regionali. Insomma tutto ciò che oggi Alfano ha proposto lanciando il nuovo corso del partito dall’Auditorium di via della Conciliazione. Lo stesso dove nell’aprile 2010 andò in scena il divorzio definitivo tra Fini e Berlusconi, con il presidente della Camera che chiese: “Che fai? Mi cacci?”.

Berlusconi nel frattempo ha compreso che avrebbe dovuto cacciare mezzo partito. Così si è deciso ad accogliere le richieste e a cedere il partito ad Alfano. Un discorso completo, quello tenuto dal ministro della Giustizia. Ha difeso l’operato del governo, ha rilanciato la candidatura a premier nel 2013 di Berlusconi e lo ha ringraziato in ogni modo. Ma si è rivolto anche alle anime che stanno frantumando il partito. Così ha ringraziato “i tre coordinatori Verdini, Bondi, La Russa” ma soprattutto “Scajola e Matteoli”, i due frondisti che hanno costretto Silvio Berlusconi a lasciare il testimone della guida del partito. Alfano dunque cerca di mostrarsi disponibile e pronto all’ascolto e alla collegialità interna. Tanto da ufficializzare e proporre quanto chiesto negli ultimi mesi dalle diverse anime interne: la grande costituente popolare. “Propongo una grande costituente popolare con chi è disponibile a camminare su questa strada e per questo progetto”. Per poi però garantire il sostegno al premier: “Berlusconi vincerà nel 2013, non abbiamo bisogno di lasciti né di eredita”. E sempre rivolgendosi al Cavaliere annuncia una svolta interna: “Ora il partito sarà serio, basta anarchia”, dice.

‘”Dobbiamo fare un partito serio”‘ Da subito, perchè “l’idea di una grande costituente popolare non vuol dire che intanto non ci organizziamo. Presidente lei ha sempre detto che il Pdl è un partito monarchico e anarchico. Ebbene, lei si è annoiato a fare il monarca, gli altri non si sono annoiati a fare gli anarchici”, ha detto con una battuta, sottolineando d’ora in poi la necessità di “creare un meccanismo semplice semplice di regole e sanzioni. Non è possibile – ha concluso – che uno cui non piace il candidato sindaco del Pdl si fa una lista ‘Coca colà e si candida da solo. Se vuole farlo, poi continua fuori dal Pdl”.

Il guardasigilli, nel suo intervento ha voluto sottolineare come il Pdl sia un partito meritocratico, lancia le “primarie per tutti”, annuncia che “d’ora in poi ci saranno regole e sanzioni” e racconta la sua storia personale.

“Non è un atto di debolezza confessare in pubblico l’emozione, ed io sono molto molto, molto emozionato”, ha esordito mostrando un manifestino elettorale, dove l’ex Guardasigilli ha una fluente capigliatura, del 1994. “Me lo ha portato stamattina mio papà – dice con la voce rotta dalla commozione – ed è il santino della mia prima campagna elettorale, ero un ragazzo di 23 anni appena laureato a Milano, che era ritornato in Sicilia e lì voleva impegnarsi per amore di quella terra”.

“Noi continueremo ad esserci perchè ci sono i nostri valori”, a partire dalla “vita”. Nel partito “ci sono laici e cattolici, ma tutti pensano che la vita qualcuno la dà e qualcuno la toglie e non la dà o la toglie il Parlamento”. Lo ha affermato Angelino Alfano nel suo discorso al Consiglio nazionale del Pdl.