Una ripresa del disegno di legge sulle intercettazioni messo a punto dal governo. Già da luglio, se possibile. E’ stata questa la richiesta formulata dal Pdl e accolta dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio che si è svolta oggi pomeriggio. La discussione è prevista in calendario come quarto punto per l’ultima settimana del prossimo mese. Ma non è detto che il testo verrà votato nella stesso periodo, considerata la probabile coincidenza con la manovra finanziaria. L’esame potrebbe dunque slittare, anche alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

Nonostante il tentativo di accelerazione, il Pdl ha lasciato intendere di non avere eccessiva fretta. “Potremmo esaminare il ddl anche la prima settimana di agosto o a settembre – spiega il capogruppo del partito Fabrizio Cicchitto -. Dipenderà dalla logica dei lavori parlamentari”. E dall’opposizione, contraria al ddl come all’accelerazione della sua discussione. “Se non abbiamo votato il calendario è proprio per questo – spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini -, anche se mi pare difficile che alla fine si voti prima dell’estate”.

“Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per l’accertamento dei reati”, è la pronta risposta del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. Che sottolinea come le preoccupazioni e le proposte di riforma dell’esecutivo sul tema giustizia dovrebbero essere indirizzate verso altre priorità. “La giustizia ha altre urgenze – specifica – e cioè un processo che si svolga in tempi ragionevoli”. “Altra questione – conclude Palamara – riguarda la pubblicazione (delle intercettazioni, ndr), che comunque non va legata a singole vicende processuali”. D’accordo con i magistrati è il capogruppo Idv, Massimo Donadi. Secondo cui “il governo, al posto di pensare a censurare l’informazione e a impedire la pubblicazione delle intercettazioni, pensi a combattere la corruzione ed il malaffare”. Una lotta contro “mafie e criminali” per cui le intercettazioni sono “indispensabili”. Il parlamentare Idv si comunque detto certo della non riuscita del ddl in Parlamento. “Berlusconi, la Casta e le cricche si rassegnino”, conclude.

Il testo dal quale il Pdl vorrebbe ripartire è quello già all’esame dell’Aula di Montecitorio e che è stato approvato dal Senato il 10 giugno del 2010. La commissione giustizia alla Camera aveva poi licenziato lo stesso documento nel luglio dello scorso anno. Solo dopo un lungo braccio di ferro tra finiani e berlusconiani, che aveva avuto tra i suoi protagonisti soprattutto la presidente della commissione, Giulia Bongiorno. Tra i punti principali del ddl, la pubblicazione delle intercettazioni solo se “rilevanti”. Ma anche le proroghe di 15 giorni per gli ascolti, la apossibilità di collocare ricetrasmittenti anche in automobili e uffici, sanzioni per editori ridotte, carcere per le ‘talpe’ delle Procure e per chi fa registrazioni in maniera ‘fraudolenta’. Al di là dei tempi di approvazione del disegno, “che venga approvato tenendo fermo l’impianto varato in commissione – ipotizza Cicchitto – mi sembra abbastanza probabile”.