Sulla delibera Agcom è guerra, anzi, cyberguerra. Dal 6 luglio un provvedimento emanato dall’Autorità permetterà la chiusura dei siti web che contengono contenuti pirata, e questo senza passare dalla decisione di un giudice. Come sottolineato da una galassia sempre più folta di associazioni, blogger e cittadini, la delibera rischia di prestare il fianco a censure: un contenuto che viola il copyright (per esempio un video) potrebbe essere comunque di pubblico interesse; l’autorità, inoltre, non avrebbe la struttura adeguata per esaminare con attenzione tutte le richieste di rimozione.

Ieri gli hacker del gruppo Anonymous, nati in solidarietà a Wikileaks e molto attivi ultimamente, hanno attaccato il sito dell’Agcom proprio nel nome della libertà della Rete. In particolare, denunciando i rischi che porta con sé il provvedimento, gli hacker lanciano un appello: “Questa normativa dovrebbe entrare in vigore tra pochi giorni e perciò chiediamo l’aiuto di tutti in questa protesta contro misure che minano alle fondamenta il diritto di avere una Rete libera e imparziale”. Ma a cadere vittima di un attacco informatico è stato ieri anche www.sitononraggiungibi  le.it  ; sito web realizzato dall’associazione Agorà Digitale contro la delibera Agcom. Secondo l’avvocato Fulvio Sarzana, molto attivo nella campagna anti-delibera, l’attacco “è stato diretto principalmente verso la banca dati contenente le e mail delle migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’appello per la moratoria delle regole dell’Agcom”. “Non ci fermeremo, non ci fermeranno” aggiunge Sarzana sul suo blog. Infine, dobbiamo una risposta ad Enzo Mazza, presidente della Fimi e legittimamente schierato – come larghissima parte del mercato – a favore del provvedimento. In riferimento a un articolo pubblicato ieri dal Fatto, Mazza fa presente (in una lettera che potete leggere qui sotto) che già adesso la legislazione italiana consente alla “autorità competente” di “porre fine alle violazioni sulla rete”. È così infatti, come indicato dall’Europa. Ma attualmente la legge non specifica la modalità di tale intervento: fino ad oggi è sempre stato disposto da un giudice. Dal 6 luglio basterà il placet dell’Autorità che, pur essendo soggetto amministrativo, si arrogherà il diritto di entrare nel merito di informazioni e contenuti sensibili pubblicati online.
Il Fatto Quotidiano, 29 giugno 2011
f.mello@ilfattoquotidiano.it

Ricevo e pubblico qui di seguito la lettera che ci ha inviato Enzo Mazza, Presidente di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la contro-replica a Mazza di Fulvio Sarzana

Nessuna censura per il web da parte del provvedimento AGCOM

Gentile Federico, ho letto con molta sorpresa l’articolo in merito al Provvedimento AGCOM e ci terrei, come rappresentante di uno dei settori interessati e direi anche più colpiti dal fenomeno della pirateria digitale, a porre l’attenzione su alcuni punti chiave:

1) Il Legislatore si è già espresso più volte, nell’ordine: art. 182-bis della legge 633/1941; art. 14-17 dlgs 70/2003 (commercio elettronico); dlgs 44/2010. Con queste norme il Parlamento ha dato all’Autorità il potere di intervenire. Nello specifico, i poteri inibitori su cui si sta riflettendo, oltre ad aver avuto il placet di larghissima parte del mercato, sono in linea con quanto previsto dal decreto 70 che consentono all’autorità “amministrativa avente funzioni di vigilanza” (cioè in Italia, AGCOM) di agire prontamente per porre fine alle violazioni sulla rete. L’AGCOM è un’autorità indipendente e già opera in materia di risoluzione delle controversie, rispettando i diritti dei soggetti coinvolti attraverso il contradditorio tra le parti. Lo fa in materia radiotelevisiva ad esempio. Perché non potrebbe farlo anche in materia di diritto d’autore? Vi è una copiosa giurisprudenza in cui si precisa che il binario amministrativo e l’intervento del giudice penale non sono escludenti, bensì complementari. E’ assodata la possibilità che norme penali ed amministrative convivano, con funzioni ed effetti diversi nella sfera giuridica del soggetto cui sono irrogate. Quindi, la riserva esclusiva non esiste de iure còndito. Perché dovrebbe esistere per il copyright?

2) Non si sta parlando di comprimere le libertà digitali. Qui lo snodo è bloccare l’illegalità diffusa ed aiutare il mercato legittimo. Inibire quindi quelle (poche) piattaforme web palesemente pirata. Non blog, forum, motori di ricerca, siti personali e quant’altro. Ma pirate-bay, btjunkie, dduniverse, roja-directa, ecc!! Ricordo che in Italia esiste un’identica misura di inibizione per le scommesse online non autorizzate, dunque perché invece per i diritti di proprietà intellettuale questo provvedimento sembra così scandaloso?

3) Stiamo parlando di un provvedimento che giunge in un momento fondamentale per lo sviluppo dell’offerta digitale di musica nel nostro Paese, oggi siamo a quasi il 20% del totale mercato. Ancora troppo poco rispetto a tanti altri paesi d’Europa e del Mondo. Un freno allo sviluppo è certamente rappresentato dalle piattaforme illegali.

Ho preso parte al primo G8 di internet qualche settimana fa. Ci sarà un motivo per cui a livello internazionale è stata condivisa l’opportunità di una governance della rete realmente sostenibile e funzionale anche ai  fini di tutelare i nuovi modelli di business che stanno nascendo? L’obiettivo – ritengo condiviso – è quello di creare una rete libera, forte ed aiutare la costruzione di un sano e-Content Market. Non garantire l’illegalità perpetua!

Enzo Mazza
Presidente di FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana

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1) l’AGCOM non ha e non può avere poteri diretti di cancellazione di contenuti sulla rete né di inibizione per i cittadini italiani dai siti esteri.

Il legislatore italiano all’ art 182 bis della legge sul diritto d’autore assegna si la vigilanza all’AGCOM ( in collaborazione con la SIAE peraltro)  in materia di diritto d’autore ma tutti i poteri attribuiti all’Autorità dall’art 182 bis della legge sul diritto d’autore prevedono il necessario ricorso alla magistratura senza la possibilità di alcuna valutazione discrezionale e senza alcuna possibilità di istituzione di un meccanismo “parallelo” di attribuzione di responsabilità rispetto a quello già esercitato dal giudice.

2) La vigilanza che Mazza vorrebbe assegnata dal decreto legislativo 70/2003 ( decreto sul commercio elettronico)  all’AGCOM non fonda in alcun modo  un potere generalizzato di intervento sanzionatorio e inibitorio all’AGCOM e soprattutto deve essere esercitato, in caso di attività di pirateria a scopo di lucro  da un altro Organo ovvero il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno, che come è logico in un ordinamento costituzionalmente corretto DEVE riferire  alla Magistratura..
3) Interpretando la norma come la vorrebbe Mazza si assegnerebbe all’AGCOM  un potere generalizzato di intervento in tutte le fattispecie che hanno a che fare con la rete, dal diritto d’autore, al diritto d’accesso ad internet, alla possibilità di cancellare contenuti sulla rete diffamatori, al diritto all’oblio. Il che equivale a dire che l’intero sistema giudiziario del nostro paese è del tutto inutile perché c’è chi in internet (l’AGCOM) può fare il mestiere della polizia, del pubblico ministero, del giudice presto e meglio e, soprattutto, da solo e senza alcun controllo
4) Il sistema non riguarderà pochi siti ma  centinaia di migliaia di siti, di blog, di forum che pubblicano file presuntivamente protetti da diritto d’autore, e lo dimostrano i casi recenti che hanno visti contrapposti in giudizio  Yotube e Mediaset.
Per fare un esempio le segnalazioni che arrivano alla sola Youtube per la cancellazione dei file televisivi “postati” dagli utenti  sono già nell’ordine delle migliaia, immaginate quante segnalazioni verranno fatte in base a questo “perverso” meccanismo di cancellazione.

5) Ci sarebbe da sorvolare sulle affermazioni di Mazza in ordine all’equiparazione fra diritto d’autore e giochi d’azzardo on line o pedofilia ma poche parole debbono essere spese: in quei casi infatti c’è la certezza dell’illecito che consente la cancellazione.
Nel caso dei giochi d’azzardo c’è per esempio una concessione rilasciata dall’Amministrazione dei monopoli di Stato  che stabilisce quali  soggetti possano lecitamente fornire sistemi di gioco sulla rete e quali no ,  mentre nel caso del diritto d’autore sarebbe l’AGCOM che in piena autonomia e in un termine di tempo oggettivamente ridicolo deciderebbe la liceità di una condotta di un blogger, di un sito privato, di un sito UGC, sovrapponendo le proprie competenze a quelle di un Magistrato senza le garanzie che un giusto processo ( costituzionalmente previsto)  fornisce a chi sta compiendo un illecito.
Cordialmente
Fulvio Sarzana

Spiace osservare come le affermazioni di Enzo Mazza non corrispondano alla realtà del diritto ma ad interpretazioni “di comodo” delle norme positive del tutto avulse dalla realtà

1) l’AGCOM non ha e non può avere poteri diretti di cancellazione di contenuti sulla rete né di inibizione per i cittadini italiani dai siti esteri.

Il legislatore italiano all’ art 182 bis della legge sul diritto d’autore assegna si la vigilanza all’AGCOM ( in collaborazione con la SIAE peraltro) in materia di diritto d’autore ma tutti i poteri attribuiti all’Autorità dall’art 182 bis della legge sul diritto d’autore prevedono il necessario ricorso alla magistratura senza la possibilità di alcuna valutazione discrezionale e senza alcuna possibilità di istituzione di un meccanismo “parallelo” di attribuzione di responsabilità rispetto a quello già esercitato dal giudice.

2) La vigilanza che Mazza vorrebbe assegnata dal decreto legislativo 70/2003 ( decreto sul commercio elettronico) all’AGCOM non fonda in alcun modo un potere generalizzato di intervento sanzionatorio e inibitorio all’AGCOM e soprattutto deve essere esercitato, in caso di attività di pirateria a scopo di lucro da un altro Organo ovvero il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno, che come è logico in un ordinamento costituzionalmente corretto DEVE riferire alla Magistratura..

3) Interpretando la norma come la vorrebbe Mazza si assegnerebbe all’AGCOM un potere generalizzato di intervento in tutte le fattispecie che hanno a che fare con la rete, dal diritto d’autore, al diritto d’accesso ad internet, alla possibilità di cancellare contenuti sulla rete diffamatori, al diritto all’oblio. Il che equivale a dire che l’intero sistema giudiziario del nostro paese è del tutto inutile perché c’è chi in internet (l’AGCOM) può fare il mestiere della polizia, del pubblico ministero, del giudice presto e meglio e, soprattutto, da solo e senza alcun controllo

4) Il sistema non riguarderà pochi siti ma centinaia di migliaia di siti, di blog, di forum che pubblicano file presuntivamente protetti da diritto d’autore, e lo dimostrano i casi recenti che hanno visti contrapposti in giudizio Yotube e Mediaset.

Per fare un esempio le segnalazioni che arrivano alla sola Youtube per la cancellazione dei file televisivi “postati” dagli utenti sono già nell’ordine delle migliaia, immaginate quante segnalazioni verranno fatte in base a questo “perverso” meccanismo di cancellazione.

5) Ci sarebbe da sorvolare sulle affermazioni di Mazza in ordine all’equiparazione fra diritto d’autore e giochi d’azzardo on line o pedofilia ma poche parole debbono essere spese: in quei casi infatti c’è la certezza dell’illecito che consente la cancellazione.

Nel caso dei giochi d’azzardo c’è per esempio una concessione rilasciata dall’Amministrazione dei monopoli di Stato che stabilisce quali soggetti possano lecitamente fornire sistemi di gioco sulla rete e quali no , mentre nel caso del diritto d’autore sarebbe l’AGCOM che in piena autonomia e in un termine di tempo oggettivamente ridicolo deciderebbe la liceità di una condotta di un blogger, di un sito privato, di un sito UGC, sovrapponendo le proprie competenze a quelle di un Magistrato senza le garanzie che un giusto processo ( costituzionalmente previsto) fornisce a chi sta compiendo un illecito.

Cordialmente

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it